Con il boom dell'auto elettrica a rischio 17mila posti in Europa

Con il boom dell'auto elettrica a rischio 17mila posti in Europa
16 Luglio Lug 2017 16 luglio 2017

AlixPartners prevede la svolta dal 2030: "Occorrono alleanze". Pesa l'arrivo di batterie e motori dall'Asia

«L'elettrificazione comincia a concretizzarsi», titola AlixPartners il suo annuale focus sul mercato automotive. Attenzione, però, in quanto se non si prepara ora il terreno al previsto exploit della mobilità a emissioni zero, a rimetterci potrebbero essere decine di migliaia di occupati in Europa. Infatti, non si tratta solo di adeguare le infrastrutture alle necessità dei veicoli elettrici, tra colonnine di ricarica diffuse, l'obbligo delle wall-box in tutti i caseggiati e tariffe il più possibile uniformi.

L'industria del settore, puntualizza il Global automotive outlook 2017 di AlixPartners, per rimanere competitiva deve investire nei motori elettrici, allearsi con gruppi non automobilistici (il 75% delle partnership allo stato attuale), e potenziare la ricerca e lo sviluppo. Significa che senza una forte presenza in Europa di fabbriche di motori elettrici e relativi componenti (batterie) che vedono, oggi, l'area asiatica dominare, «a partire dal 2030 - si legge nello studio - il crollo dell'occupazione sarà elevato, raggiungendo livelli ben al di sotto (il 15% in meno, tra 16.000 e 17.000 persone, ndr) dei 110.000 posti di lavoro ora impiegati dai costruttori in 126 stabilimenti nell'assemblaggio di propulsori e trasmissioni». La società di consulenza identifica nel 2030 l'anno della svolta dell'elettrico puro. Un passaggio favorito soprattutto dai vari Dieselgate all'esame delle autorità, di qua e di là dell'Oceano, che hanno inciso sull'immagine delle motorizzazioni a gasolio viste in progressivo declino, in particolare nelle vetture di piccola e media cilindrata. Paesi nordici a parte, dove sulla mobilità a zero emissioni si continua ad accelerare, è arrivato solo dalla Francia un segnale preciso per voce del ministro dell'Ecologia, Nicolas Hulot: dal 2040 saranno messi al bando i veicoli a combustione interna, cioè a benzina e diesel. Ha invece tanta (troppa) fretta la Volvo che ha annunciato la produzione di sole auto ibride ed elettriche a partire dal 2019. «Ci vuole un profondo cambiamento nella struttura produttiva - avverte Giacomo Mori, managing director di AlixPartners - soprattutto considerando che gli investimenti necessari per restare competitivi sono in continua crescita». La profonda trasformazione che il settore automobilistico sta vivendo, tra digital, connettività, guida autonoma e assistita, e motorizzazioni alternative, porterà - secondo lo studio - le auto ibride (doppia motorizzazione, anche con possibilità di ricarica) ed elettriche a rappresentare, entro il 2030, oltre il 65% di tutti i nuovi veicoli venduti.

Fin qui le previsioni non prevedono scossoni di carattere sociale. Infatti, mentre la forza lavoro richiesta per produrre batterie e motori elettrici (3,7 ore) è molto minore rispetto a quella per le trasmissioni e i motori tradizionali (6,2 ore), la realizzazione di un motore ibrido richiede in media 9 ore di manodopera per veicolo. Ecco allora palesarsi una crescita del 22% degli occupati in Europa con la contestuale creazione di 25.000 posti per rispondere alla domanda di vetture ibride.

I guai, invece, senza le opportune contromisure, saranno inevitabili negli anni successivi, «quando la diffusione delle auto elettriche sarà massiva». Parte fin da ora, dunque, un primo allarme occupazione nel settore, sempre che non si provveda per tempo «ad adottare una strategia produttiva flessibile - osserva Dario Duse, managing director di AlixPartners - che consenta di utilizzare gli investimenti nel powertrain, nel medio periodo, per rispondere alla domanda di motori ibridi, potendoli poi riconvertire quando i veicoli elettrici puri saranno predominanti». L'impatto delle vetture elettriche sta iniziando a farsi sentire - conclude il focus - e i gruppi automobilistici dovranno riposizionarsi rapidamente per non farsi trovare impreparati di fronte ai nuovi trend del mercato.

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