Donnarumma e Bonucci Ora Montella fa il regista con un macigno in spalla

Donnarumma e Bonucci Ora Montella fa il regista con un macigno in spalla
16 Luglio Lug 2017 9 giorni fa

L'allenatore decisivo per portiere e difensore ma non può fallire: «Non sento la pressione»

Lo stile è salvo. Lo stile della Juve che ha salutato Bonucci con una nota di elegante congedo dopo i 7 anni vissuti tra scudetti ripetutamente vinti e due finali di Champions perse. Ma anche lo stile di Leo che ha acquistato una pagina de La Gazzetta dello Sport dal titolo una splendida storia per ringraziare il mondo Juve, tranne Allegri naturalmente. Non è un segreto il loro profondo, decisivo dissidio umano oltre che professionale. Salvo anche il patrimonio di rapporti personali esistito tra i grandi protagonisti del sodalizio bianconero. È arrivato da Buffon, su Instagram il messaggio di saluto («mi mancherai») oscurato parzialmente da un mi piace di Marchisio a un post polemico di un suo ammiratore. A mettere insieme i due opposti sentimenti del popolo juventino, amicizia e stima da un canto, amarezza e delusione per la sua partenza, ha provveduto Giampiero Mughini, testimone di un sano disincanto, il quale ha scritto una lettera aperta a Bonucci abbracciando il figlio Matteo, baciando la mano della moglie e chiudendo col pronostico «tanto arriverete secondi» per niente irriverente. Questo è lo stile. Poi c'è anche lo stiletto, come scrisse una volta Giovanni Arpino a proposito della Juve dei suoi tempi, quelli del Trap.

Dietro lo stile e il dibattito sulla nuova dimensione tecnica del Milan cinese, c'è anche un uomo dal sorriso mite e dalle rare intemerate che adesso può esaltare questo mercato stellare oppure risultarne schiacciato come da un macigno da trascinare in cima alla montagna. È Vincenzo Montella che già il giorno del debutto stagionale cominciò a fare i conti con le nuove responsabilità. «Avremo bisogno di tempo per diventare una squadra ma non abbiamo molto tempo né alibi a disposizione» confessò pubblicamente quasi rinchiudendosi dentro il recinto dei tecnici condannati a fare bene subito. «La Champions è il nostro obiettivo» ha ripetuto ieri alla prima conferenza-stampa seguita allo sbarco in Cina scandito anche in quella parte di mondo da un nutrito stuolo di tifosi entusiasti forse per segnalare che la vetta scudetto è ancora un traguardo lontano. Montella non è solo lo spettatore distaccato di questo sontuoso rilancio milanista: è stato, col papà, a casa dei genitori di Donnarumma facendo imbestialire Raiola (è un'altra medaglia sul petto), ha messo in moto la trattativa Bonucci passando a Mirabelli la notizia della disponibilità di Leo a vestirsi di rossonero. «Bonucci, con Sergio Ramos, è il miglior difensore al mondo» il giudizio impegnativo col quale ha accolto uno degli ultimi arrivati. Una sola frenata, nemmeno brusca perché non è nel suo stile, a proposito della fascia di capitano. «Ho una squadra di capitani a disposizione, mi consulterò con la società» la sua risposta che ha tenuto conto dei graduati già presenti nel gruppo (Montolivo e Abate passata gestione) e di quelli in arrivo (Leo appunto più Biglia capitano della Lazio e della nazionale argentina).

Il suo nemico pubblico numero uno è il tempo. «Dovremo diventare presto una squadra» ha ripetuto, consapevole del rischio che incombe sulla sua panchina anche se ostenta tranquillità: «Non sento la pressione». Non ha molto tempo perché già tra fine luglio e la sera del 3 agosto deve superare l'ostacolo del preliminare di Europa league (Universitatea di Craiova il rivale, allenato da Devis Mangia), per poi dedicarsi al campionato e al girone europeo che non gli lascerà giorni utili per allenare e insegnare calcio giocando tra il giovedì e la domenica. Perciò Fassone e Mirabelli alla fine di agosto gli consegneranno una rosa da 25-26 elementi per ricavarne due Milan, uno per il campionato (esempio: difesa con Donnarumma, Musacchio, Bonucci, Romagnoli), uno per l'Europa league (esempio difesa con Donnarumma, Zapata, Kjaer, Gomez).

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