Migranti, arriva il codice sugli sbarchi. Ma è inefficace senza l'ok delle Ong

Migranti, arriva il codice sugli sbarchi. Ma è inefficace senza l'ok delle Ong
16 Luglio Lug 2017 16 luglio 2017

Le stesse Ong devono dire di "sì", mettersi intorno a un tavolo e discutere con le altre parti in causa. Se non lo faranno il codice rischia di essere inefficace

Muove i primi passi il "codice di condotta" per le Organizzazioni non governative che soccorrono i migranti nel Mar Mediterraneo e li riversano nei nostri porti. Peccato che senza il via libera e l'impegno formale delle stesse Ong, il testo abbozzato e sottoposto giovedì scorso a una prima valutazione della Commissione Ue rischia di essere inefficace. Se quanto rivelato all'agenzia Agi da fonti a conoscenza del dossier, il testo sarà pressoché inutile. Come si legge sul Giornale, infatti, le organizzazioni umanitarie si sono già ribellate al codice che gli è stato sottoposto.

Giovedì scorso la Commissione e una delegazione istituzionale italiana composta da rappresentanti delle varie realtà che sono impegnate sul fronte migranti (tra cui la Marina militare, il Comando generale delle Capitanerie di porto - Guardia costiera, la Direzione centrale per l'immigrazione) hanno avuto quello che la portavoce dell'esecutivo comunitario Bertaud ha l'indomani definito "un incontro costruttivo a livello tecnico su una bozza di codice di condotta" per le Ong, con obiettivo che "tutti rispettino il diritto internazionale e che tutti gli operatori cooperino tra loro" nelle operazioni di ricerca e soccorso, aggiungendo "nessuno dice e nessuno ha mai detto che le Ong dovrebbero fermare le loro operazioni. Le Ong che aderiranno al codice di condotta avranno la certezza" di poter poi sbarcare nei porti italiani i migranti recuperati in mare. La portavoce aveva anche aggiunto che la tappa successiva è "una consultazione (da parte dell'Italia) con le Ong e poi con gli altri Stati membri", e dunque "meglio aspettare il prodotto finale prima di dissertare su elementi precisi". Fin qui la portavoce della Commissione Ue.

Oggi da fonti del Dipartimento della Pubblica sicurezza filtra che quell'incontro, che vedeva la partecipazione anche di rappresentanti di Frontex, ha consentito di condividere un testo - di matrice per lo più italiana - che prevede appunto delle regole che disciplinino in futuro l'attività delle Ong nel Mediterraneo centrale. Il codice in via di costruzione prevederebbe indicazioni quali il divieto di entrare in acque libiche, il divieto di trasferire da un'unità navale all'altra i migranti soccorsi, la dichiarazione delle fonti di finanziamento, l'obbligo di fornire alle autorità di polizia italiane tutte quelle informazioni utili all'attività investigativa sul traffico di migranti. Non sottoscrivere quel codice significherà vedersi preclusa la possibilità di attraccare sicuramente nei porti italiani e, quindi poter far mettere piede in territorio italiano ai migranti soccorsi. Detto questo, ad oggi però tutto è ancora dal divenire realtà, e la premessa fondamentale è che le stesse Ong devono dire di "sì", mettersi intorno a un tavolo e discutere con le altre parti in causa.

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