Regioni sanguisughe, deficit record Tagliano sulla sanità e poi sprecano

Regioni sanguisughe, deficit record Tagliano sulla sanità e poi sprecano
16 Luglio Lug 2017 16 luglio 2017

Il disavanzo di 15,8 miliardi in tre anni. Risparmi sulla salute, ma aumentano le uscite. Le peggiori: Lazio, Sicilia e Alto Adige

Roma. Un pozzo senza fondo nel quale la spesa pubblica continua a disperdersi. Nel quadriennio 2012-2015 le Regioni italiane nel loro insieme hanno registrato un disavanzo finanziario complessivo di 15,8 miliardi di euro. Il risultato avrebbe potuto essere peggiore se non fossero stati progressivamente aumentati i trasferimenti statali per consentire il raggiungimento dell'equilibrio economico che, effettivamente, l'anno scorso è stato conseguito, ma sempre a carico della collettività.

È quanto emerge dalla relazione della Corte dei Conti sulla gestione degli enti locali. Il fenomeno, ancorché stia progressivamente assumendo contorni meno spaventosi, si comprende meglio analizzando la gestione corrente. Nonostante le entrate siano aumentate dai 158 miliardi del 2012 ai 165 miliardi del 2015, allo stesso tempo la spesa ha continuato a crescere portandosi dello stesso periodo da 163 a 169 miliardi di euro. Con buona pace della spending review.

Sono gli stessi magistrati contabili a distinguere tra buoni e cattivi. La Regione Veneto ha evidenziato nel periodo un avanzo di 1,9 miliardi, mentre la maglia nera va al Lazio che mostra la situazione più deficitaria (-6,5 miliardi). Tra le Regioni a statuto speciale vince la Provincia di Bolzano (+6,1 miliardi) e perde la Sicilia (-5,5 miliardi). Il miliardo di deficit cumulato è superato anche da Campania (-3,5 miliardi), Toscana (-2,5 miliardi) e Calabria (-1,3 miliardi), anche se queste ultime due nel 2015 hanno invertito la tendenza registrando un avanzo.

Il risultato non può che essere un incremento del debito a lungo termine. La parte a totale carico delle Regioni nel 2015 si è attestata a 66,1 miliardi, in aumento di oltre 20 miliardi (+43,7%) rispetto al 2012. La componente relativa alla sanità si è quasi raddoppiata (+74,4%) passando da 17,1 a 30 miliardi. Il 71,3% dell'indebitamento è detenuto dai quattro enti col maggiore passivo: Lazio (20,6 miliardi), Piemonte (10,5 miliardi), Sicilia e Campania (8 miliardi ciascuna). L'indebitamento pro capite medio nel 2015 è pari a 1.088 euro, in aumento di 313 euro rispetto al 2012. Insomma, ogni italiano quando nasce si fa carico in media anche dei mille euro di sbilancio del proprio governatore. Come si fa cassa in questi casi? Con il metodo che lo Stato usa di regola: non pagare i fornitori. Questo tipo di esposizione a breve termine è aumentata del 42% nel periodo 2012-2015 a circa 2 miliardi. Una parte dei debiti delle pubbliche amministrazioni si trova proprio qui.

In ambito sanitario ci sono due dati da evidenziare: quella spending review che fin qui non abbiamo visto da nessuna parte si manifesta proprio nei servizi per la salute. La spesa complessiva per la sanità è scesa da 120 miliardi del 2014 a 117 miliardi nel 2015. Se escludiamo la componente del Fondo sanitario nazionale (106 miliardi nel 2014 e 108 miliardi nel 2015), si vede come le Regioni, soprattutto quelle a statuto ordinario, per fare cassa abbiano ridotto le risorse da erogare a questo comparto che in realtà è quello che giustifica la loro esistenza. Da notare, infine, come la spesa farmaceutica delle Regioni sia in costante incremento (da 16 miliardi del 2013 a 18 miliardi nel 2015) , sforando regolarmente il tetto di spesa previsto. La componente ospedaliera, infatti, è fuori controllo.

GDeF

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