Se Lerner crede Fazio migliore di Bonucci

Se Lerner crede Fazio migliore  di Bonucci
16 Luglio Lug 2017 16 luglio 2017

Roma - Il mondo senza ironia, sosteneva lo scrittore Anatole France, è come una foresta senza uccelli. E ci vien da aggiungere, osservando l'ultima sparata di Gad Lerner su Twitter, che il mondo dei social network è già da tempo una foresta muta. Il noto giornalista, già direttore del Tg1, forse incautamente, ha commentato il passaggio di Leonardo Bonucci al Milan. E lo ha fatto mettendo a confronto il compenso che i rossoneri gli verseranno annualmente con lo stipendio di Fabio Fazio, da poco passato da Rai3 a Rai1. «Entrambi - scrive su Twitter Lerner - svolgono #lavorodomenicale ma #fabfazio guadagna solo un quarto di #Bonucci. Vi sembra giusto? Un mondo pieno di #disuguaglianze». Sicuramente Bonucci, uomo di spirito, non se la sarà presa per questo spregiudicato sfottò via social network. Ma i tanti frequentatori della Rete non hanno il dono dell'ironia. E giù infatti una valanga di rimproveri. Si va dal telegrafico «Populista!» al più circostanziato «Qualunquista da bar!» Per poi sconfinare nell'ovvietà di una differenza macroscopica tra i datori di lavoro del calciatore e del presentatore: «Bonucci non lo pagano con i soldi pubblici» (Giorgio C.) e giù giù fino a un rigurgito di sarcasmo nelle parole di Nicola C. «Facciamo una colletta per @fabfazio, magari non arriva a fine mese con lo stipendio pubblico», che dovrebbe ammontare a 2,8 milioni di euro lordi l'anno. Per fortuna qualcuno che abbia voglia di stare al gioco ironico, proposto senza troppo successo da Lerner, c'è. Come Mario C. che rilancia: «Prendete Fazio all'Inter, allora. È un affare!» Altri giocano sullo stesso registro e sulle parole («Mi scusi ma allora lei mi è fazioso!») oppure la buttano in politica senza tanti complimenti («Almeno Bonucci è pagato dai comunisti cinesi»). Per finire con il più impietoso confronto tra l'atletico campione e il presentatore tv: «Paragone cretino e non calzante. Per far domande stupide e compiacenti... non ci vuole un duro allenamento».

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