Sette Torri dimenticate: oltre seicento famiglie nella Scampia milanese

Sette Torri dimenticate: oltre seicento famiglie nella Scampia milanese
16 Luglio Lug 2017 16 luglio 2017

Nei palazzi di via Quarti si vive tra i rifiuti. I residenti: "Non vanno neanche le caldaie"

Ma che Scampia, Gomorra, le Vele. Ma quale fiction su un sud malato e sofferente, dove le soluzioni non esistono e non esisteranno mai perché chi finge di combattere il degrado è lo stesso che lo crea e continua ad alimentarlo. Vogliamo affacciarci sull'altra Milano? Quella dove la gente sopravvive ai limiti dell'indecenza e l'Expo 2015 è una bella cartolina che sembra spedita da un altro continente, in un'epoca avveniristica? Invitiamo allora non Roberto Saviano ma il sindaco Beppe Sala e l'altro Sala, Angelo, presidente di Aler, a farsi una passeggiata esplorativa laddove il (falso) mito dell'urbanizzazione popolare felice ormai da anni si è sgretolato sotto spesse coltri d'incuria, di sporcizia, di abusivismo e di mala gestione.

Ecco allora profilarsi all'orizzonte le Sette torri bianche di via Eugenio Quarti, un complesso residenziale Aler accanto al parco delle Cave, tra Baggio e Quarto Cagnino, periferia occidentale della città. Qui anche i civici sono scombinati, numeri in libertà: 10, 11, 17, 26, 31, 40 e 54. Sei appartamenti per ciascuno dei 9 piani, 665 famiglie. Palazzi dove da vent'anni non c'è un cancello, i citofoni sembrano stati perforati da raffiche di pallottole, dove non è mai esistito un sistema di ventilazione, le scale non hanno finestre e i ratti sono sovrani assoluti insieme ai rom abusivi, che occupano appartamenti e solai. Provare a fermarli significa trovarsi la macchina bruciata...

Questi stabili che, per un principio architettonico assolutamente distorto, poggiano su specie di palafitte, sono veri e propri bunker ad alto rischio. Un esempio? Basta entrare nei locali contatori per capire che si tratta di bombe a orologeria. Con fili che penzolano ovunque, attorcigliati come grovigli di serpenti, colonie di scarafaggi ed escrementi di topi. Oppure salire agli ultimi piani, visitare solai che sembrano discariche a cielo chiuso.

La gente è semplice, ma la voce della verità parla chiaro. «Sa chi è l'unica persona che si occupa di noi, chi cerca di fare qualcosa di concreto dopo che, ad esempio, lo scorso inverno da ottobre, siamo rimasti senza riscaldamento e quando, in tutta Milano, spegnevano le caldaie da noi praticamente non erano mai state accese e nonostante questo ci hanno fatto pagare ugualmente come se ci fossimo riscaldati?».

Tutti indicano Franco Vassallo, 56 anni, funzionario di una municipalizzata, consigliere per Milano Popolare del Municipio 7 dove presiede la commissione aree dismesse e casa. Vassallo non è mai venuto a raccogliere voti da queste parti, gli sembrava assurdo comportarsi come chi, da troppi anni, fa promesse in campagna elettorale e poi sparisce. «Le cose le fai se ti senti di farle e stop. Prendere in giro la gente, questa gente, sarebbe disumano visto che ci sono anziani, molte persone di mezza età, ma anche madri che vorrebbero far crescere i loro figli almeno in un complesso abitativo decoroso» puntualizza Vassallo

Lui sa bene che, chissà per quale ragione, a Milano si evita di parlare di via Quarti. A far venire Sala (il sindaco, ndr) ci ha già provato. Poi ha capito che era tempo perso e ha preferito concentrarsi sulle problematiche di chi, con 800 euro di stipendio paga qui 250 euro di affitto per sentirsi poi completamente abbandonato, passare l'inverno al gelo, vittima dei rom e del loro vandalismo. «Questo non è solo un problema di Aler, a cui compete la manutenzione dello stabile o del Comune che dovrebbe occuparsi delle strade e dei giardini. È un problema di tutti» conclude Vassallo.

Una signora ci mostra le foto del marito che non cammina più, imbacuccato come al Polo e su una sedia a rotelle. «Ecco a cosa eravamo ridotti l'inverno scorso. Tutti malati, molti con la polmonite. Ora ci hanno detto che il denaro speso per un riscaldamento ce lo restituiranno forse tra due anni».

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