Il vero romanzo dell'estate? Parla di una nave che non approda

Il vero romanzo dell'estate? Parla di una nave che non approda
17 Luglio Lug 2017 17 luglio 2017

Potrebbe dipendere da un ufficio stampa che annaspa o sogna già le spiagge, dal caldo africano che manda in tilt il cervello dei critici letterari o più semplicemente dalla classica congiura del silenzio, la specialità tutta italiana con la quale si tagliano le gambe alle opere politicamente scorrette, divertenti e scritte bene. Sta di fatto che il potenziale libro dell'estate, Senza amare andare per mare (Frassinelli, pagg. 662, 22 euro), stenta persino ad essere recensito. L'autore, Christian Pastore, è all'esordio, un dettaglio che rende l'epopea del Tituba, il transatlantico al centro del romanzo, ancora più sorprendente.

Siamo dunque a bordo di una nave, e di una nave un po' speciale. Non si sa da dove sia partita, se ne ignora la destinazione e mancano persino gli scali che scandiscono ogni crociera. Del resto, «nessuno dell'equipaggio parla di terraferma, né ufficialmente né ufficiosamente». Allegoria, secondo Platone, dello Stato, stavolta l'immagine della nave strizza l'occhio a un'esistenza senza escatologia, il che trasforma la Tituba in una sorta di fortezza Bastiani in movimento. A bordo i calendari sono introvabili («nessuno chiama i giorni col proprio nome») e per le spesucce quotidiane si usano delle fiches. In compenso vi sono tre ristoranti (dopo la morte di Dio e di Marx cosa resta da fare, se non appassionarsi alla scelta del cuoco?), il casinò, tre ponti non troppo connotati dal punto di vista sociale e un cinema quasi sempre vuoto. Fra i passeggeri prevalgono i caratteri artistici: spadroneggia «il più grande critico letterario della nostra epoca»; uno scrittore di successo; una quantità di pittori, musicisti, fotografe... Per colmo di derisione, il capitano ha ordinato di tenere un diario ed è proprio lì che qualcuno, ad un certo punto, si toglie lo sfizio di vergare la didascalia giusta: «Monumento funebre e definitivo al postmoderno, nadir del mondo liquido...» La cornice metafisica non tragga in inganno: le quasi settecento pagine del volume sono dominate da un irresistibile umorismo anglosassone. Ben radicato negli abissi imperscrutabili dell'oceano, certo, ma ciò non toglie che il romanzo di Pastore, del mattone, abbia solo le dimensioni.

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