"Io, militare stuprato in caserma a Cecchignola vi racconto quei momenti terribili"

Io, militare stuprato in caserma a Cecchignola vi racconto quei momenti terribili
17 Luglio Lug 2017 17 luglio 2017

"Mi portarono nella lavanderia, sullo stesso piano, e abusarono di me": L.D. ex militare a Cecchignola racconta lo stupro subito per mano dei suoi comilitoni

Una storia raccapricciante che raffiora dopo ben 35 anni. Una violenza sessuale inaudita e superata solamente con gli anni e la psicoanalisi. Il raccondo di L.D., classe 1964 svela scandalosi retroscena e getta luci sinistre sulla Città militare della Cecchignola.

La violenza sessuale

Nel 1982, L.D. è l'ultimo arrivato al Reggimento Genio Trasmissioni a Cecchignola: "Ero ingenuo, sognatore. Volevo diventare ufficiale e mi ero iscritto al corso volontari Vto, i tecnici operatori, quelli con le mostrine blu. A Roma non conoscevo nessuno, ero timido...". Ora, dopo oltre trent'anni a scavare la fossa dove seppelire quel tremendo ricordo, è assessore di un Comune in provincia di Torino. L'ex militare si racconta al Corriere della Sera, descrive minuziosmente quella camerata del grande edificio dell'Esercito in cui venne stuprato dai suoi colleghi nel silenzio dei marescialli e dei capitani.

Ricorda ogni dettaglio di quella notte, del locale della lavanderia immerso nelle tenebre, del sangue a terra, della rabbia e i suoi compagni che sghignazzavano dalla branda. Era maggio, "quella sera ero appena rientrato dal primo congedo. Prima di addormentarmi nella camerata da sei, sentii che i miei compagni bisbigliavano e ridacchiavano... Non ci badai, non potevo immaginare". Aveva solo 17anni quando venne stuprato dal branco. Un branco di cui faceva parte. "Dovevano essere le due quando mi presero dal letto, mani e piedi... Io cercai di dimenarmi, di scappare in corridoio. Ma loro mi sbatterono la testa sul pavimento e persi una prima volta i sensi. Mi portarono nella lavanderia, sullo stesso piano, e abusarono di me. Poi scapparono, lasciandomi svenuto. Mi svegliai forse due ore dopo, completamente nudo. Il sangue usciva dappertutto. Dal naso, dalla bocca, da dietro. Un maresciallo mi coprì con la sua giacca, credevo di morire..."

L'omertà dopo lo stupro

Violentato senza pietà. E poi zittito dall'omertà: "Il capitano A. mi venne a trovare in infermeria e mi disse che, se avessi riferito l’accaduto, sarei stato congedato con demerito e non avrei avuto accesso ai concorsi. Io, ragazzino, terrorizzato, non ebbi scelta: accettai di mettere a verbale che al mio arrivo alla stazione Termini tre balordi mi avevano trascinato in un giardinetto e violentato. Ai miei genitori raccontai di essere caduto. Provavo una vergogna che non mi ha mai abbandonato e mi ha rovinato la vita. Solo in tempi recenti sono riuscito a liberarmi dei miei fantasmi".

Per superare quel ricordo c'è voluta "una lunga e provvidenziale psicoterapia". Con coraggio si è buttato tutto alle spalle e ora denuncia tutto: "Nelle caserme italiane, anche se meno che in passato - chiosa l’assessore piemontese - fatti del genere possono ancora succedere. Voglio esortare le vittime, i ragazzi che oggi hanno l’età che avevo io, a non farsi schiacciare dal silenzio". Uno dei tenenti presenti a Cecchignola. a fine corso, lo prese da parte e gli disse: "Scusami, con te siamo stati dei codardi". Ma non fu l'unico: "Un commilitone, al momento di congedarsi, mi lasciò un biglietto sotto il cuscino. Si chiamava Giorgio: ‘Sii forte. Ciao’, mi scrisse. Per anni l’ho tenuto nel portafoglio, l’ho buttato solo di recente"

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