La bacchettata

17 Luglio Lug 2017 9 giorni fa

Anche quest'anno «Le vie dell'amicizia» non hanno mancato l'appuntamento: a Ravenna una formazione italo-iraniana sotto la guida del maestro Riccardo Muti ha eseguito brani sinfonici, solisti e corali di Giuseppe Verdi (pagine da Macbeth, Simòn Boccanegra e Don Carlo). Si è confermato l'alto significato di questa manifestazione che oggi ha unito Italia e Iran (l'esito e l'importanza del concerto a Teheran è stato illustrato sul nostro Giornale da Piera Anna Franini). Guardando l'impegno e i volti puliti dei giovani italiani e iracheni e delle loro autorevoli guide (prime parti della Scala e del Maggio Fiorentino, di Bologna e Genova, di Napoli, Palermo e Bari), si percepiva come, sotto la guida di Riccardo Muti e nel segno unificatore di Verdi, elementi eterogenei partecipassero di una comune concordia.

In questi frangenti la retorica è in agguato. Ma quando si sa far parlare un ambasciatore dell'umanità come Verdi in brani come l'epicedio corale Patria oppressa o nella perfezione riassuntiva della sinfonia della Forza del Destino, tutto va al posto giusto. E d'incanto tensioni, incomprensioni, sospetti, ideologie, confessioni, guerre, sembrano cose dimenticate, anzi inutili. La musica è una lingua e un mezzo formidabile: tutti la possono parlare, a patto che le guide e gli strumenti siano adeguati. In simili serate come quella di Ravenna è lecito sperare che semi di questa fratellanza musicale germoglino futura comprensione, come quella che si respirava prima e dopo il concerto. Se non è un miracolo, ci siamo molto vicini.

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