Omicidio Caccia, ergastolo per Schirripa. ​"Mi condannate perché sono terrone"

Omicidio Caccia, ergastolo per Schirripa. ​Mi condannate perché sono terrone
17 Luglio Lug 2017 9 giorni fa

"Mi condannate perché sono terrone": così in aula il presunto killer del procuratore Caccia, condannato all'ergastolo, annuncia lo sciopero della fame

"Sono un capro espiatorio, la persona perfetta per questa accusa: sono calabrese, terrone, con precedenti con la giustizia e compare di Domenico Belfiore. L'ideale per chi vuole a tutti i costi ottenere una condanna ma non la ricerca della verità". A parlare è Rocco Schirripa, nell'ultima udienza del processo bis, poco prima di essere condannato all'ergastolo per l'omicidio Caccia. La sentenza al panettiere arrestato il 22 dicembre 2015 per l'omicidio del procuratore di Torino Bruno Caccia, assassinato da un commando della 'ndrangheta il 26 giugno del 1983, è stata pronunciata oggi dalla Corte d'Assise di Milano.

Prima che i giudici si riunissero in camera di consiglio, Schirripa ha Pronunciato le sue dichirazioni spontanee:"Per protestare contro questa messa in scena, contro questa farsa che lascerà liberi i veri responsabili, ho deciso che da oggi farò lo sciopero della fame, non per condizionare la Corte ma per protestare contro l'accusa che ha voluto cercare un capro espiatorio e ha trovato in me il soggetto perfetto. Consapevole di tutti i rischi che questo comporta alla mia età. E dispiaciuto soltanto per la mia famiglia: ma meglio piangere per la mia morte che farli soffrire per tutta la vita".

Il primo processo all'imputato era stato annullato nel novembre del 2016 a causa di un errore procedurale del pm Marcello Tatangelo.

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