Le mosse di Trump per difendersi dall'inchiesta sul Russiagate

Le mosse di Trump per difendersi dall'inchiesta sul Russiagate
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21 Luglio Lug 2017 21 luglio 2017

Secondo il Washington Post il presidente Trump starebbe studiando l'opportunità di concedere l'amnistia a se stesso, ai suoi familiari e al proprio staff. Le mosse per screditare il tema di esperti che indaga sul Russiagate

Uno degli avvocati del presidente Trump, Mark Kasowitz, si è dimesso dal team che si occupa dell'indagine "Russiagate", sui presunti legami del Cremlino con la campagna elettorale del tycoon. Non sono noti i motivi dell'abbandono, ma la scelta potrebbe essere dovuta a un disaccordo del legale con la decisione di Trump di screditare il team di procuratori impegnati nell'indagine, guidati da Robert Mueller.

Secondo il Washington Post i legali gli avvocati di Trump avrebbero stilato una lista di potenziali conflitti di interesse nella squadra di Mueller, il procuratore speciale nominato per indagare sul caso. Tutto questo per cercare di rimuoverli dall'indagine o in qualche modo sminuire i risultati che presenteranno. Anche secondo il New York Times gli avvocati starebbero spulciando fra i casi su cui hanno lavorato i dodici procuratori che completano il team, e starebbero analizzando le donazioni fatte da ognuno di loro, in passato, a politici democratici. Andrew Weissmann, per esempio, ex funzionario del Dipartimento di Giustizia ed esperto di frodi finanziarie, ha fatto donazioni a diversi politici, tra cui l'ex presidente Barack Obama. Difficile, quindi, poterlo definire "indipendente".

Notoriamente ostile al presidente Usa, il Washington Post scrive anche che i legali di Trump starebbero esaminando tutti i dettagli della legge che regola la concessione dell'amnistia da parte del commander-in-chief. Sarebbe stato lo stesso Trump, come insinua il giornale di Jeff Bezos, a chiedere agli esperti se è possibile concedere l’amnistia agli assistenti, ai membri della sua famiglia e persino a se stesso.

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