Cairo convince le banche e rifinanzia il debito Rcs

8 Agosto Ago 2017 12 giorni fa

Il contratto prevede un nuovo prestito di 332 milioni che scadrà a fine 2022

Camilla Conti

«Oggi le cose stanno andando piuttosto bene e possiamo chiedere alle banche di rinegoziare il debito di Rcs con tassi sicuramente diversi che tengano conto delle nostre rinnovate condizioni». Così parlava Urbano Cairo lo scorso 27 aprile. Dopo poco più di tre mesi l'editore del Corriere, che è anche patron de La7, ha portato a casa il risultato: in esecuzione all'accordo con Intesa Sanpaolo comunicato il 5 luglio, Rcs ha firmato il contratto con un pool di banche di cui fanno parte Imi quale banca organizzatrice, agente e coordinator, Intesa in qualità di finanziatore e Banco Bpm, l'ex azionista Mediobanca, Ubi e Unicredit in qualità di banche organizzatrici e finanziatori.

L'obiettivo è rifinanziare totalmente il debito di Rcs che nel primo semestre 2017 è sceso a 363,2 milioni, dai 366,1 milioni di fine 2016 e contro i -486,7 milioni del 31 dicembre 2015.

In particolare, il contratto prevede un finanziamento di 332 milioni con scadenza al 31 dicembre 2022 - e non a fine 2019 come il precedente - suddiviso in due linee di credito (la prima, per 232 milioni ovvero 30 milioni meno del precedente finanziamento, la seconda «revolving» per i restanti 100 milioni) ed è finalizzato al rifinanziamento totale del debito bancario sottoscritto dalla società con gli istituti di credito il 14 giugno 2013, poi modificato da ultimo il 16 giugno 2016, ossia un mese prima che il controllo di Rcs passasse dai soci storici di via Solferino a Cairo. Sono previste condizioni più favorevoli per il gruppo editoriale rispetto al precedente contratto di finanziamento: in sostanza, rate più «leggere», un allungamento della durata dei finanziamenti che consente al gruppo di dilazionare il rimborso del capitale e minori covenant (gli impegni a garanzia dei creditori) sul patrimonio netto. Ciò potrebbe lasciare Cairo con le mani più libere per eventuali cessioni, alleanze o fusioni come quella fra Rcs e Cairo Communication, «ipotesi che certamente sarà valutata in futuro», ha confermato il presidente della Rizzoli.

Non solo. Il nuovo accordo prevede anche un tasso di interesse annuo più favorevole di quello precedente, pari alla somma dell'Euribor di riferimento e un margine variabile a seconda del cosiddetto «leverage Ratio», il rapporto fra la posizione finanziaria netta e l'ebitda). Tradotto: più Cairo riuscirà a tagliare i costi, più risparmierà. Nel primo semestre Rcs è tornata in utile dopo 9 anni (per 24 milioni) con un ebitda raddoppiato a 69 milioni e atteso a circa 140 milioni per l'intero esercizio.

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