Alla Merkel può costare caro il "vizietto" delle big dell'auto

Alla Merkel può costare caro il vizietto delle big dell'auto
10 Agosto Ago 2017 10 agosto 2017

Dieselgate e accuse di cartello peseranno sulle elezioni Rischio-boomerang: il settore è vitale per la Germania

In Germania, le elezioni politiche del prossimo 24 settembre si giocheranno in buona parte anche sull'auto. Con l'approssimarsi della scadenza cresce, infatti, la pressione dei media tedeschi sulle Die grossen drei, i gruppi Volkswagen, Bmw e Daimler, finiti nel mirino sul tema delle emissioni e in più accusati di aver fatto «cartello». L'auto, dunque, come capro espiatorio dei problemi che affliggono il Paese e la sua leadership? Forse. Ma di sicuro è un'arma a doppio taglio: il settore è centrale per l'economia, l'occupazione e l'export. E un suo possibile indebolimento risulterebbe politicamente pericoloso e controproducente. Le stesse Die grossen drei, inoltre, si sono spinte molto avanti con gli investimenti a beneficio dell'ambiente e della sicurezza stradale. E proprio il Salone di Francoforte, che si svolgerà dal 12 al 24 settembre, in piena campagna elettorale tedesca, sarà per Bmw, Daimler e Volkswagen il palcoscenico ideale per presentare al pubblico tutte le novità.

Resta da vedere se l'evento, tra l'altro orfano in questa edizione di ben nove Case automobilistiche (tra le quali Fiat, Alfa Romeo e Jeep), riuscirà a far emergere le tematiche legate alle anteprime sugli stand, nonché ai nuovi progetti sull'auto elettrica e la guida autonoma, oppure sarà dominato da veleni e polemiche, come quella che ha coinvolto l'ex Cdu, Stephan Weil, premier della Bassa Sassonia, azionista pesante di Vw, il quale nel 2015 avrebbe inviato a Wolfsburg, prima di leggerlo in Parlamento, una mail con il suo discorso sul Dieselgate.

Più si avvicinerà il 24 settembre e più il clima politico sarà incandescente, con la conseguenza che molti nodi potrebbero arrivare al pettine. Due anni fa, in pieno Salone di Francoforte, scoppiò il Dieselgate, vicenda che solo con una grande rivoluzione nelle sue stanze dei bottoni il Gruppo Volkswagen potrà affermare (risolti tutti i contenziosi) di aver chiuso. Lo scandalo finì, ovviamente, per relegare in secondo piano l'esposizione. E ora, visti i toni con cui la stampa tedesca affronta il tema auto, legato alle industrie del Paese, ci si può aspettare di tutto. C'è tutta l'aria che sullo sfondo di Francoforte possa consumarsi una resa dei conti in chiave politica.

Di qualche giorno fa è la notizia sulla decisione della Consob tedesca, la Bafin, di indagare su Vw e Daimler per presunte mancate comunicazioni agli investitori in relazione all'accusa di «cartello» della quale si sta occupando l'Antitrust Ue. La Bafin ha inasprito le multe nei confronti delle società che non rispettano l'obbligo di informativa. L'ammenda massima può arrivare al 5% del fatturato e, nel caso di Vw e Daimler, si tratterebbe di miliardi. È da capire se l'eventuale infrazione sia avvenuta prima o dopo l'entrata in vigore delle nuove regole. Inoltre, d'accordo con il governo (la cancelliera Angela Merkel non era però presente al summit del 2 agosto), i tre costruttori hanno avviato una maxi-campagna di richiamo (5,3 milioni i veicoli Euro 4 e 5 interessati) allo scopo di tagliare del 25/30% gli scarichi degli ossidi di azoto. L'intervento sulle centraline, gratuito, costerà alle Case 500 milioni, di 250 milioni l'investimento green a carico dello Stato. Gli stessi costruttori offrono quindi un bonus per sostituire il vecchio autoveicolo con uno Euro 6 oppure, con l'aggiunto di un ulteriore premio, ad alimentazione alternativa. Il Financial Times ha rilanciato un articolo di Der Spiegel che ha fatto una sintesi del possibile futuro che attende le Die grossen drei: quello di aziende normali, senza più l'immagine e l'influenza del passato.

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