La cambiale dei profughi

La cambiale dei profughi
12 Agosto Ago 2017 12 agosto 2017

I sostenitori dell'accoglienza senza frontiere dei profughi africani ignorano (o fanno finta) che la valuta con cui costoro pagano i voucher di viaggio è il sesso delle loro donne

I sostenitori dell'accoglienza senza frontiere dei profughi africani ignorano (o fanno finta) che la valuta con cui costoro pagano i voucher di viaggio è il sesso delle loro donne: mogli, figlie, sorelle e madri sono infatti concesse in leasing mensili per pagare le diverse tratte dall'Africa profonda. Fino all'ultima cambiale per gli scafisti libici. Dal Ciad, dal Niger, dalla Nigeria e tutta l'Africa subsahariana si muovono masse che viaggiano pagando pedaggio a catene di bordelli gestiti spesso dagli stessi clan dei familiari sfruttati e dalle organizzazioni terroristiche che impongono il dazio sull'esodo in sintonia con le disumane organizzazioni umanitarie. Peccato che la stampa italiana politicamente corretta, diversamente da quella francese americana e inglese, non abbia spedito colonie di cronisti a vivere lungo le angosciose rotte migratorie dei bordelli, delle oasi e dei deserti, quelle del più infame caso di schiavitù femminile della storia. È un caso di fronte al quale è molto redditizio chiudere gli occhi perché l'alibi del buonismo integrale è di pronto incasso. Così com'è di pronto incasso - in miliardi di euro - la catena di convenzioni, sovvenzioni, appalti e ripartizioni della carne umana da cui si generano profitti sostenuti da opportunismo politico e complicità mediatiche. Le donne pagano il conto più alto in termini di dignità, salute e sottomissione al crimine, ma lo stupro dell'Africa non esisterebbe senza lo stupro della verità.

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