Alberto Stasi, da killer di Chiara a centralinista in carcere a 1000 euro

Alberto Stasi, da killer di Chiara a centralinista in carcere a 1000 euro
13 Agosto Ago 2017 6 giorni fa

Condannato a 16 anni di prigione, Stasi lavora come centralinista a 1000 euro al mese nel carcere di Bollate. Ma si rifiuta di risarcire la famiglia di Chiara

C'è un detenuto che nel carcere di Bollate, nei pressi di Milano, lavora come centralinista a 1000 euro al mese. Ma non è un detenuto qualunque, bensì uno dei killer più famosi degli anni 2000. Alberto Stasi, condannato in Cassazione a 16 anni di carcere per l'omicidio dell'ex fidanzata Chiara Poggi, prova per quanto possibile a condurre una vita normale. Lo fa per gentile concessione dell'istituto penitenziario dove è rinchiuso, che gli ha concesso di iniziare a lavorare al call center in vista di un futuro reinserimento in società.

Sono passati 10 anni esatti dall'assassinio di Chiara Poggi, per il quale Stasi è stato condannato in via definitiva a 16 anni di prigione. Oggi Stasi lavora come centralinista per una compagnia telefonica e si guadagna uno stipendio normale, lavorando come tutti.

Ma c'è un piccolo problema. Insieme alla condanna al carcere, Stasi sarebbe tenuto a versare alla famiglia della sua ex fidanzata un risarcimento di un milione di euro. Una cifra ingente che il killer di Garlasco non ha alcuna intenzione di pagare. Però gli viene consentito di avere un mestiere e di guadagnare uno stipendio, pur risultando nullatenente al fisco.

L'avvocato della famiglia Poggi, Gian Luigi Tizzoni, sta per chiedere informazioni al direttore del carcere. "Giusto che i detenuti lavorino e che vengano pagati, ma è anche giusto risarcire le vittime” dice. E invece "nessuno ci ha detto nulla anche se siamo sicuri che lavora e guadagna 1000 euro al mese", spiega l'avvocato.

Che aggiunge: "Cercheremo di capire perché il carcere non ci ha avvisati e se parte del suo stipendio sia trattenuto per il risarcimento delle vittime e il pagamento delle spese processuali, come prevede la legge", conclude Tizzoni.

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