Il bagnino più anziano d'Italia è ancora in spiaggia

Il bagnino più anziano d'Italia è ancora in spiaggia
13 Agosto Ago 2017 13 agosto 2017

Benito (Pippo) Garbisa: "Per salvare vite ci vogliono muscoli"

Benito (detto Pippo») Garbisa è per i bagnini quello che Silvan è per i maghi: un mito, un'istituzione, un monumento.

Classe 1933, nato al Lido di Venezia, è «l'assistente bagnante» più decorato d'Italia: ha ricevuto medaglie al valore civile dai presidenti della Repubblica Napolitano, Ciampi e ora è in arrivo un'onorificenza d'oro anche da Mattarella.

Complimenti per la gloriosa carriera. Ora, a 84 anni, si meriterà il giusto riposo.

«Riposo un corno. Un vero bagnino non va mai in pensione».

Vuol dire che lei ancora lavora?

«Certo. Ho appena rinnovato la licenza da bagnino presa nel 1948 e continuo a sorvegliare i bagnanti. Guai a distrarsi. Mai abbassare la guardia. Chi, come me, ha vissuto la guerra ha tempra d'acciaio».

Sarebbe ancora in grado di salvare qualcuno in difficoltà?

«In caso di emergenza non mi tirerei indietro. Ho un passato di successo come atleta di lotta libera, sollevamento pesi, pugilato e voga alla veneta. Fisico e mente, grazie a Dio, ancora reggono, anche se l'età è quella che è».

Caro Pippo, lo sa che sempre più donne scelgono di fare le bagnine?

«In effetti ce ne sono tante. Ma più che altro sono studentesse che lo fanno per racimolare un po' di soldi nei mesi estivi».

Vuol dire che non sono delle vere professioniste?

«Quello del bagnino è un mestiere duro. Non mi pare sia adatto alle donne».

Ma anche le donne possono essere «forzute».

«Ma lei se la vede una donna che tira a riva un signore di oltre cento chili che sta per annegare»?

In effetti...

«E glielo dice uno che, da giovane, ha salvato in mare una sessantina di persone. E poi, mi lasci dire una cosa...»

Dica.

«Il bagnino non si fa stando sempre attaccati al cellulare o ammirando il culetto delle ragazze, ma guardando solo il mare. Sempre pronti a intervenire».

Vuol dire che i bagnini di oggi sono un po' «farfalloni»?

«Anche oggi ce ne sono di bravi. Ma a mio parere l'idoneità a questo lavoro andrebbe verificata periodicamente. E prima di rilasciare la licenza andrebbe fatto un periodo di apprendistato accanto a un collega più esperto. Invece oggi i neo-patentati salgono subito in torretta».

Ha la casa piena di premi e attestati. La motivazione recita testualmente: «Per aver contribuito in maniera determinante al salvataggio in mare di innumerevoli bagnanti... con elevata professionalità, silenziosa generosità e impareggiabile altruismo».

«Se non sei di animo buono e istintivamente altruista, non sarai mai un bravo bagnino».

Lei perché ha scelto di fare il bagnino.

«Per me è stato naturale. Discendo infatti da una dinastia di pionieri nella gestione delle spiagge veneziane. Dal 1918 lo stabilimento Garbisa ha rappresentato un modello di riferimento per tutti gli stabilimenti balneari della zona».

È stato insignito anche della Croce d'oro dell'Avis «con oltre 150 donazioni».

«È tra le benemerenze di cui vado più orgoglioso. Offrire il proprio sangue è un gesto di civiltà che dovremmo compiere tutti. Aiutare gli altri fa stare bene anche noi».

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