Il triste record tutto italiano: immigrati ridotti a schiavi

Il triste record tutto italiano: immigrati ridotti a schiavi
13 Agosto Ago 2017 13 agosto 2017

Oltre 6.500 scoperti dalle forze dell'ordine La responsabilità delle Ong: mentre le richieste di soccorso in mare scendono, crescono gli interventi dei volontari

Sulla prua della nave Iuventa dell'organizzazione non governativa tedesca Jugend Rettet, sequestrata dalla procura di Trapani, c'era un cartello molto esplicito: «Fuck Imrcc». L'acronimo Imrcc sta per «Italian Maritime Rescue Coordination Centre», cioè il centro di coordinamento dei soccorsi in mare delle autorità italiane, che ha sede a Roma. Quel cartello, che non ha bisogno di traduzione, sosteneva, in pratica, che quella Ong non voleva avere niente a che fare con le autorità italiane e, quindi, non le avvertiva della propria attività di soccorso, né dove si trovasse né nessun'altra informazione. Perché?

Ci possono essere motivazioni ideologiche («Lo Stato, qualunque Stato, è comunque un nemico»), ideali («Vogliamo restare indipendenti e autonomi») e addirittura psicologiche dettate dalla sbruffoneria dei giovanotti tedeschi («Vi dimostriamo che noi siamo più bravi di voi»). Possono essere tutte valide. Poi ci sono i numeri.

Il sito Truenumbers.it ha pubblicato un grafico tratto dall'ultimo rapporto di Frontex che mostra l'andamento del numero delle telefonate satellitari che scafisti o imbarcazioni nel Mediterraneo hanno fatto alla sede dell'Imrcc. Tra maggio e giugno del 2016 le telefonate per chiedere soccorso sono letteralmente crollate passando dal 50% di gennaio al 15% di agosto. Nello stesso periodo di tempo le operazioni di salvataggio delle navi delle Ong sono passate dallo 0% di gennaio al 20% di agosto. In ottobre si è avuta la massima distanza tra i due dati: solo il 10% di telefonate e il 40% di operazioni di salvataggio da parte delle navi delle Ong. In altre parole: nessuno, né le Ong né gli scafisti, aveva più bisogno di telefonare a Roma per chiedere aiuto perché non ce n'era bisogno, dato l'aumento delle attività delle navi. E mentre succedeva tutto questo, scrive Frontex, «il numero complessivo di incidenti è aumentato drammaticamente».

Da questi numeri nasce la decisione del ministro dell'Interno Marco Minniti di imporre alle Organizzazioni non governative un codice di condotta che provasse a spezzare gli eventuali rapporti diretti tra le navi delle Ong e gli scafisti. Anche perché sottraendo al controllo dello Stato l'attività di soccorso in mare, si è creato un enorme spazio per, chiamiamola così, l'«iniziativa privata» che, a sua volta, ha alimentato un business straordinario. Se si va a vedere il numero di persone che «lavorano» nel settore del traffico di esseri umani si resta a bocca aperta. Nel solo 2016 l'Europol ha identificato come «facilitatori» dell'immigrazione clandestina 12.568 persone. Nel 2013 erano appena 7.252; 10.234 nel 2014 e 12.023 nel 2015. Il maggior numero di questi «facilitatori» sono marocchini e albanesi, ma tra i 12.568 del 2016 l'Europol ha individuato anche 503 italiani. Sempre secondo Frontex questi trafficanti non sono «freelance» che hanno scoperto il modo per fare soldi, ma sono appartenenti ad organizzazioni criminali le quali affiancano ai tradizionali campi di attività (droga, estorsioni, contraffazione, armi), anche questo nuovo business.

Ci sarebbe da indignarsi se non ci fosse anche da piangere, soprattutto per il destino che attende i soggetti più deboli che finiscono nella rete dei trafficanti: i minori non accompagnati. Secondo l'Unicef la stragrande maggioranza dei minorenni, una volta arrivata nel Paese di destinazione, viene avviata allo sfruttamento che consiste, per i maschi, nei lavori forzati e, per le femmine, nella riduzione in schiavitù per fini sessuali. A sentire parlare di schiavitù in Europa nel 2017 fa impressione, eppure è proprio la schiavitù la piaga che l'immigrazione clandestina ha riaperto. Nel 2015 l'Eurostat ha elaborato, per la prima volta, i dati sulle persone riconosciute come «schiave» utilizzando i dati provenienti dalle forze dell'ordine degli Stati. I dati, purtroppo, prendono in considerazione solo il triennio 2010-2012 (quest'anno dovrebbe essere realizzato il secondo rapporto). Ebbene: ancora prima che esplodesse l'emergenza sbarchi, l'Italia era già il Paese europeo con più schiavi in Europa: 6.675. A voler essere ottimisti, questo numero può anche voler significare che l'Italia è il Paese europeo che combatte il fenomeno con maggiore vigore e quindi più spesso che in altri Paesi, fa emergere questo fenomeno. Può essere. Ma non è una consolazione.

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