La difficile estate di Renzi appeso ad Alfano e Berlusconi

La difficile estate di Renzi appeso ad Alfano e Berlusconi
13 Agosto Ago 2017 6 giorni fa

Prima li ha «scaricati», ora è costretto a corteggiarli: Ap per la Sicilia, il Cavaliere nel caso di larghe intese

Aveva promesso che si sarebbe preso qualche giorno di vacanza, invece smania a tal punto Matteo Renzi che proprio non riesce a stare fermo un giorno. Tra un'intervista a Vanity Fair per dire che ora fa «solo il papà» e una chiacchierata informale con La Stampa per menar giù fendenti contro il ministro dell'Interno Marco Minniti, la strana estate del segretario dem è tutt'altro che sottotraccia. Anche perché se proprio tutto tace - come ad esempio ieri - l'ex premier si butta compulsivamente sui social e posta un video dal mare di Castiglione della Pescaia con le sue riflessioni sui «segni d'invecchiamento da spiaggia».

D'altra parte, al netto dei buoni propositi, Renzi ha molte ragioni per smaniare. Due in particolare, entrambe con un nome e un cognome: Angelino Alfano e Silvio Berlusconi. Il primo può salvarlo da quella che alle Regionali in Sicilia rischia di essere una vera e propria débâcle, il secondo invece potrebbe dargli una mano nell'eventualità per nulla improbabile che le Politiche si risolvano con una situazione di stallo che necessariamente scivolerebbe verso un governo di larghe intese. Insomma, adesso che dentro il Pd la fronda interna si allarga e non vede l'ora di andare al redde rationem con il segretario, le uniche ancore di salvezza di Renzi sembrano essere proprio Alfano e Berlusconi.

Non è un caso che dopo avergli dato il ben servito sulla legge elettorale - con una rottura che fu piuttosto brutale - ora l'ex premier sia costretto a corteggiare il ministro degli Esteri quasi fosse un quindicenne in cerca del primo bacio. È per questa ragione che il ministro Graziano Delrio e il vicesegretario del Pd Lorenzo Guerini non lasciano passare giorno senza un incontro o quantomeno una telefonata con Alfano, per cercare di chiudere la difficile trattativa sulla Sicilia. D'altra parte, nell'isola Ap è quotata dai sondaggi al 6/8%, numeri che alle elezioni di novembre gli potrebbero consentire di essere determinante quantomeno per arrivare secondo. Già, perché senza Alternativa popolare è altamente probabile che il Pd - che oggi governa la regione con Rosario Crocetta - finisca addirittura per arrivare terzo dietro i candidati di Cinque stelle e centrodestra. Una sconfitta che in queste dimensioni aprirebbe la resa dei conti tra i dem, con un inevitabile ridimensionamento di Renzi sia in vista delle liste elettorali che di un'eventuale modifica della legge elettorale (i sostenitori del premio di coalizione avrebbero gioco facile). Per l'ex premier, insomma, sarebbe un disastro, che lo farebbe arrivare alle Politiche di primavera azzoppato. Di qui, la ritrovata passione per Alfano.

Può attendere, invece, quella per Berlusconi. Anche se l'ex premier ha iniziato a usare con il Cavaliere toni più morbidi del passato, facendogli arrivare qualche ambasciata di pace. Sono i primi segnali nel caso - per nulla di scuola - che il Pd non esca bene dalle Politiche del 2018 e si vada verso le larghe intese. Il leader di Forza Italia, infatti, avrebbe un ruolo determinante nell'indicare il nome di un eventuale premier e la sua stima verso l'attuale inquilino di Palazzo Chigi, Paolo Gentiloni, non è mistero. Come non lo è il fatto che Berlusconi non ha ancora del tutto dimenticato i modi in cui Renzi finì per far saltare il patto del Nazareno, facendo a sorpresa il nome di Sergio Mattarella per il Quirinale così da mettere il Cavaliere davanti al fatto compiuto. E ora, un anno e mezzo dopo, il segretario del Pd sa che potrebbe essere costretto a riaprire un canale con Arcore. Esattamente come sta accadendo in queste ore con Alfano.

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