Ora il dieselgate "tampona" la Germania della Merkel

Ora il dieselgate tampona la Germania della Merkel
13 Agosto Ago 2017 13 agosto 2017

Il piano di aiuti ai costruttori fa infuriare i tedeschi contro la cancelliera, che promette piena occupazione

In Germania il clima politico è incandescente e l'industria automobilistica è finita al centro della battaglia in vista delle elezioni del 24 settembre, il giorno di chiusura del Salone internazionale di Francoforte. E il dieselgate, scatenato nel settembre di due anni fa dal Gruppo Volkswagen, insieme agli altri scandali che hanno colpito l'auto tedesca - ultimo dei quali il «cartello» ai danni dei consumatori - è risultato il tema capace di condizionare il voto.

Più di quello relativo alla gestione dei migranti (oltre il 50% degli elettori giudica adeguato il modo con cui il problema è stato affrontato).

Fatto sta che la cancelliera Angela Merkel (Cdu-Csu) ha visto crollare, tra luglio e agosto, i consensi di ben 10 punti. Il gradimento nei suoi confronti è infatti sceso dal 69% al 59%. Problemi anche per il suo diretto rivale, Martin Schulz (Spd), il cui apprezzamento è calato di «soli» 4 punti, al 33 per cento.

Ard-DeutschlandsTrends, società che misura il gradimento dei politici tedeschi, ha approfondito questi risultati, aggiungendo che i cittadini interpellati erano chiamati a rispondere sui due temi più caldi dell'ultimo periodo: il dieselgate, appunto, e l'immigrazione. Il 67% delle persone si è detto scottato dai troppi intrecci e interessi nei rapporti tra politica e industria automobilistica tedesca; altri affermano di aver perso la fiducia nel settore, ritenuto uno dei fiori all'occhiello del Paese, e temono che lo scandalo delle centraline truccate possa, nel lungo periodo, ripercuotersi pesantemente sul settore. Per non parlare dei timori occupazionali, per la salute e l'arrabbiatura dei proprietari di vetture a gasolio (15 milioni) che devono fare i conti con il rischio di non poter circolare liberamente. A chiudere negativamente il cerchio gli «accordi segreti» tra i gruppi Volkswagen, Bmw e Daimler. Tutto questo, insieme alle accuse di coperture e favoreggiamenti da parte dei poteri forti di Berlino (ma anche la Bassa Sassonia, grande azionista di Vw, con il suo ex leader Stephan Weil è finita nel girone infernale) ha portato al crollo dell'apprezzamento degli elettori nei confronti dei leader dei due schieramenti, in particolare Angela Merkel. A rilanciare i dettagli del sondaggio è stato il sito interris.it.

I tedeschi se la prendono con i singoli e meno con le forze politiche, visto che la coazione Cdu-Csu risulta dalla stessa indagine sempre avanti, con il 39%, mentre l'Spd conquista un puntoe sale al 24%. Ecco allora la cancelliera in caduta libera che cerca di risollevarsi sostenendo che la Germania potrebbe raggiungere la piena occupazione entro il 2025. «Lo abbiamo fissato come obiettivo - ha spiegato -: un tasso di disoccupazione sotto il 3%». Schulz, invece, capito come stanno andando le cose, si lancia sul tema dell'auto elettrica, chiedendo l'introduzione di quote vincolanti in Europa, con la Germania nel ruolo di «pioniere» e prima nell'offerta in questo ambito.

Schulz, in un'intervista al Sueddeutsche Zeitung, ha rilevato che Tesla, la società Usa di Elon Musk, «è stata per troppo tempo ridicolizzata e che l'industria tedesca non può più essere altezzosa».

Negli Usa, intanto, il Dipartimento dei trasporti e l'Agenzia per l'ambiente hanno avviato la fese di consultazione popolare sui limiti delle emissioni dei veicoli prodotti tra il 2022 e il 2025 (consumi rivisti da 6,66 a 4,63 litri per 100 km). Regole approvate prima dell'arrivo di Donald Trump e da lui poi congelate fino alla primavera 2018. La consultazione, che dura 45 giorni, servirà alle autorità per capire se intervenire o meno con eventuali ritocchi, viste le preoccupazioni espresse dal settore. I timori riguardano possibili ripercussioni sul lavoro e sulla produzione.

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