Accuse alla classifica del New York Times "Favorisce i liberal"

Accuse alla classifica del New York Times Favorisce i liberal
7 Settembre Set 2017 18 giorni fa

L'editore contesta la classifica dei libri, perché il suo titolo è in posizione troppo defilata. Strano? Di per sé non tantissimo, visto che i criteri di composizione delle classifiche sono spesso al centro di controversie; ma quando la casa editrice è la più importante, in America, fra quelle di area conservatrice, e la classifica in questione è la mitica Best Sellers List del New York Times (quella che sulle fascette dei libri, in tutto il mondo, ormai è una «garanzia»)...

Ecco che cosa è successo: la casa editrice Regnery, che ha in catalogo, fra gli altri, Ann Coulter, Dinesh D'Souza, Laura Ingraham, Mark Levin e anche il presidente Trump, ha deciso di tagliare i ponti con il New York Times. Nelle parole del presidente Marji Ross: «Come editori conservatori, crediamo che la lista del Times non rappresenti le vendite di libri conservatori a livello nazionale in modo accurato». La Ross ha spiegato le ragioni in una lettera ad autori e colleghi, poi apparsa su molti media americani: «Sempre di più, sembra che il Times abbia raccolto i dati di vendita dei libri in modo da dare la priorità a quelli di tema liberale, rispetto a libri e autori conservatori». Di qui la decisione choc: «Ci rifiutiamo di considerare una classifica che ha sempre meno valore per il nostro pubblico. Perciò non la promuoveremo, né la citeremo più. I nostri libri più venduti non porteranno più la fascetta Nyt bestseller in copertina... E smetteremo di usare la lista come base per i bonus bestseller in tutti i futuri contratti con gli autori e nelle ricompense degli impiegati». Il che, da molti giornali e anche dalla Associated press, è stato considerato una «grossa questione nel mondo dei libri». A indignare Regnery, in particolare, è stata la lista pubblicata il 3 settembre, dove il saggio di Dinesh D'Souza The Big Lie: Exposing the Nazi Roots of the American Left («La grande bugia: ecco le radici naziste della sinistra americana») appariva in settima posizione; mentre, secondo i dati di vendite di Nielsen BookScan sarebbe risultato al primo posto. Spiega il Times (di Londra) che avrebbe venduto «dodicimila copie, più di tutti gli altri saggi della classifica», mentre la autobiografia del democratico Al Franken, «che ne aveva vendute 7.600, era al numero tre». Analogamente, No Go Zones: How Sharia Law is Coming to a Neighborhood Near You di Raheem Kassam sarebbe al decimo posto secondo i dati Nielsen, e invece non compare affatto.

Come è possibile, ha chiesto Regnery? Risposta del giornalone: «Il nostro obiettivo è che la classifica rifletta i veri bestseller. La visione politica degli autori non è rilevata nel ranking, e l'idea che manipoliamo la lista per escludere libri per motivi politici è semplicemente ridicola». Sempre il portavoce Jordan Cohen ha sottolineato che autori conservatori sono abitualmente ai vertici della classifica e in grande numero. Ma la metodologia - illustrata sul sito del Nyt in una sezione apposita - resta segreta: Nielsen dichiara di coprire l'85 per cento del mercato, il quotidiano spiga di raccogliere dati «su base confidenziale» da «migliaia di rivenditori», che comprendono «librerie indipendenti; catene locali, regionali e nazionali; rivenditori on line e multimedia; supermercati, università, negozi di regali, edicole». Ma i numeri restano ignoti. Così Regnery ha deciso: passerà alla lista di Publishers Weekly. Quale sia la fake news, in questo caso, resta tutto da stabilire.

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