Carige va al test del piano industriale

14 Settembre Set 2017 7 giorni fa

Riunione accesa del cda su esuberi e ritorno all'utile. Fenoglio nel board

Il velo del nuovo piano industriale approvato ieri dal cda che dovrà rilanciare Carige da qui al 2020 verrà tolto stamattina in Piazza Affari con la presentazione alla comunità finanziaria dell'ad, Paolo Fiorentino. Al centro della discussione sarebbero stati soprattutto il numero di esuberi e le stime del ritorno all'utile che i vertici del gruppo vorrebbero già nel 2018. Carige, ricordiamolo, ha chiuso il secondo trimestre con una perdita di 113 milioni, mentre il primo semestre si è chiuso con un rosso di 154,9 milioni che tiene conto di 66 milioni lordi di perdita sulla cessione Gacs e altre componenti non ricorrenti, al netto delle quali si sarebbe attestato a -48,1 milioni.

La riunione di ieri è servita anche per cooptare in consiglio l'avvocato Giacomo Fenoglio, dello studio legale Iannacone, in sostituzione di Guido Bastianini, l'ex ad che ha rassegnato le dimissioni dalla carica di consigliere nei giorni scorsi. Fenoglio era già stato proposto in estate come consigliere dall'imprenditore Gabriele Volpi che, attraverso Compania Financiera Lonestar, detiene il 6% dell'istituto ligure. In quell'occasione però il board aveva optato per altre figure: una decisione che aveva suscitato i malumori dello stesso Volpi, in particolare nei confronti del primo azionista, Vittorio Malacalza.

Si preannuncia comunque calda l'assemblea degli azionisti del 28 settembre prossimo che dovrà approvare l'aumento di capitale da 560 milioni. La proposta di aumento di capitale senza esclusione del diritto di opzione presentata da Malacalza Investimenti, in alternativa a quella del cda, «favorirà la formazione di un ampio consenso dell'azionariato in assemblea e, auspicabilmente, del mercato stesso in merito alla prospettata operazione di ricapitalizzazione», si legge nella relazione all'assemblea fatta dallo stesso Malacalza. Secondo cui la possibilità di escludere il diritto di opzione vanificherebbe i «sacrifici» dei soci che in questi anni hanno sostenuto la banca con due aumenti di capitale per complessivi 1,65 miliardi e sarebbe «percepita negativamente» dal mercato, che vedrebbe gli azionisti fedeli «scaricati» a favore di nuovi investitori.

CC

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