Confindustria: "Il lavoro non è la Cenerentola del recupero"

Confindustria: Il lavoro non è la Cenerentola del recupero
14 Settembre Set 2017 14 settembre 2017

Confindustria ha evidenziato un aumento del 1,1% dell'occupazione nel 2017. La disoccupazione giovanile è il tallone d'Achille dell'economia

Sono stati presentati oggi gli scenari economici del Centro studi di Confindustria. Il centro studi di Confindustria ha evidenziato un aumento del 1,1% dell'occupazione nel 2017 e dell'1% nel 2018 (+ 500mila posti aggiuntivi, i cosiddetti Ula), dopo l'1,4% del 2016. Nel 2017 saranno recuperati 1 milione di posti. La ripresa in corso nel Paese passa anche da "una considerevole creazione di posti di lavoro" e recupera i livelli pre-crisi del 2008. Nell'estate appena trascorsa gli occupati sono tornati infatti sopra ai 23 milioni.

La disoccupazione

Secondo il Centro studi, la disoccupazione si attesterà all'11,2% nel 2017 per scendere al 10,6% nel 2018. Il Csc certifica quindi il miglioramento delle condizioni del mercato del lavoro. Nel 2017, spiegano gli economisti, saranno 815 mila in più le persone occupate che supereranno di 160mila, a fine 2018, il picco registrato nel 2008. "Tutto ciò mette in evidenza che il mercato del lavoro non è la Cenerentola del recupero in atto", commentano gli economisti di Confindustria.

L'occupazione giovanile

"La scarsa occupazione giovanile abbassa il potenziale di crescita anche perché conduce all'emigrazione, creando un circolo vizioso che è urgente spezzare. L'occupazione giovanile è il vero tallone d'Achille del sistema economico e sociale italiano", si legge nel rapporto di Confindustria. Dal 2008 al 2015, periodo in cui il tasso di disoccupazione in Italia è passato dal 6,7% all'11,9%, hanno spostato la residenza all'estero 509mila italiani: di questi, circa 260mila avevano tra i 15 e i 39 anni, il 51% del totale degli emigrati. Considerando che la spesa familiare per la crescita e l'educazione di un figlio, dalla nascita ai 25 anni, può essere stimata intorno ai 165mila euro, è come se l'Italia , con l'emigrazione dei giovani, in questi anni avesse perso 42,8 miliardi di euro di investimenti in capitale umano.

Nel 2016 un sesto dei ragazzi tra i 15 e i 24 anni era occupato (16,6%), contro poco meno della metà in Germania (45,7%) e quasi un terzo nella media sell'Eurozona (31,2%). Per i giovani tra i 25 e i 29 il tasso di occupazione italiano balza al 53,7%, ma il divario rispetto agli altri Paesi si amplia, da 14,6 a 17,1 punti percentuali. La situazione italiana comincia a migliorare nella fascia di età tra i 30 e i 34 anni dove si registra un tasso di occupazione al 66,3%, 10 punti sotto alla media dell'eurozona.

Il Pil

Il centro Studi di Confindustria rivede al rialzo le stime del Pil all'1,5% nel 2017 e all'1,3% nel 2018, rispetto all'1,3% e all'1,1% indicati lo scorso giugno. L'uscita dell'economia italiana dalla seconda recessione si è andata rafforzando in un contesto internazionale in significativo miglioramento a partire dalla seconda metà del 2016, hanno precisato dal Centro studi. I principali motivi di crescita sono l'export e gli investimenti, sostenuti dai provvedimenti governativi, ai quali si aggiungono anche le migliori aspettative della domanda, la saturazione degli impianti e le buone condizioni finanziarie.

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