La periferia di Montréal non è un paese per vecchi

La periferia di Montréal non è un paese per vecchi
14 Settembre Set 2017 5 giorni fa

"Spunta l'alba su Griffintown. All'orizzonte si delinea un paesaggio desolato, attraversato di ruggine dove permane, a strati di un silenzio forzato, un'intera genealogia di oggetti"

"Spunta l'alba su Griffintown. All'orizzonte si delinea un paesaggio desolato, attraversato di ruggine dove permane, a strati di un silenzio forzato, un'intera genealogia di oggetti: cerchioni spaiati, catene di biciclette rotte, lamiere deformate". Inizia così Griffintown, romanzo della scrittrice canadese Marie Hélène Poitras, nata nel 1975 a Ottawa ma da anni residente a Montréal, pubblicato per la prima volta in Italia (La Nuova Frontiera, trad. Ilaria Piperno, pagg. 170, euro 15,50). Un libro che commuove fino alle lacrime, che racconta il mondo sconfitto di Griffintown, quartiere a sud-est di Montréal, ultimo avamposto di quel vecchio West reso epico da Jack London.

Sono pochi a resistere ancora in quella zona, dove tra cavalli, carrozze e saloon, ci vuole poco per vivere ma ancor di meno per morire. Le regole di Griffintown, dove "si torna sempre, dove la redenzione è ancora possibile, dove a volte si muore anche, di preferenza con gli stivali ai piedi", sono leggi non scritte. Un mondo a parte, dove "i grattacieli di Montréal appaiono soltanto come una catena di ombre illuminate in lontananza". È ultimo avamposto dei cocchieri, che hanno portato per anni in giro per la metropoli i turisti europei e statunitensi, che cercano di lottare contro i traffici illeciti di droga e immigrazione illegale. Abitato dagli ultimi degli ultimi Griffintown ospita vagabondi, orfani di Duplessis (alcuni di quei migliaia di orfani che sono stati ingannevolmente dichiarati malati di mente dal governo del Quebec tra il 1940 e il 1970), ex prostitute più che sul viale del tramonto sul un viale ma senza tramonto. Un pittoresco corteo di vagabondi, capitanati da Paul, trovato morto non si comprende se per un regolamento di conti o per la sua ferrea opposizione a politici che hanno deciso di trasformare quelle lamiere in un quartiere residenziale. Tra un western, che sembra uscito da una sequenza di Sergio Leone e una canzone di Woody Guthrie interpretata da Springsteen, e la denuncia sociale, è il romanzo di una scrittrice da scoprire (già pubblicata in Italia con All'improvviso il Minotauro, storia di una violenza carnale, edita da Yorick libri nel 2008) e che non merita un nuovo oblio.

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