In Champions senza coppe missione forzata di Spalletti

In Champions senza coppe missione forzata di Spalletti
16 Settembre Set 2017 16 settembre 2017

"Non sempre è un vantaggio giocare solo il campionato. Così è difficile motivare tutti: ci vorrebbero 5 sostituzioni"

nostro inviato ad Appiano Gentile

Archiviata la tre giorni di coppe europee torna subito il campionato, e per gli allenatori significa combattere con il turnover. C'è chi si è portato avanti col lavoro come Sarri e Inzaghi che hanno rinunciato ad alcuni titolari e chi approfitterà di un turno senza scontri al vertice per far rifiatare i suoi campioni. E poi c'è Spalletti, che invece ha un problema completamente diverso: «Sono passate troppe poche partite per fare questo ragionamento - spiega a chi gli chiedeva se Borja Valero sarà titolare a Crotone -, aspettiamo almeno di farne altre due prima di tirare fuori dei casi, bisogna avere pazienza. Tutti si stanno allenano bene e in questo modo mi rendono il lavoro più difficile».

Già, perché l'Inter non fa le coppe e quindi è più difficile dare spazio a tutti i giocatori della rosa con continuità. «Se hai due partite a settimana trovi sempre tutti motivati - continua Spalletti -, viceversa se uno capisce che non giocherà è molto difficile trovarselo di fronte tutti i giorni. Ci vorrebbero cinque sostituzioni e tempo effettivo». Quindi, in ultima analisi, secondo lui «non sempre giocare solo campionato e coppa Italia è un vantaggio».

Sembra un modo per mettere le mani avanti, un po' come dire che «il Crotone è una squadra pericolosa, Nicola è un grande motivatore, non bisogna pensare alle vittorie consecutive (otto, finora, tra precampionato e sfide ufficiali) ma solo alla prossima partita» e tutto il repertorio di frasi fatte che i tecnici mandano a memoria in ogni vigilia. E invece no. E invece se si va a guardare nella storia del calcio più recente, diciamo da quando alla Champions League può partecipare più di un club per nazione, si scopre che in vent'anni solo una decina di squadre sono riuscite a qualificarsi nell'anno in cui non partecipavano alle coppe europee. Segno che - tra gap da colmare rispetto alla stagione precedente e motivazioni da trasmettere anche a chi gioca meno - l'equazione meno impegni uguale Champions sicura è una leggenda metropolitana.

Infatti Spalletti non si culla sugli allori di una classifica che per ora risplende del punteggio pieno, né coglie nelle difficoltà europee di Juve, Napoli e Roma un segnale per poter alzare l'asticella dell'obiettivo: «Noi dobbiamo essere in lotta per la Champions fino all'ultima giornata, e per farlo dobbiamo giocare per vincere tutte le 35 partite che restano, non aspettare di perdere per poi trovare la forza di reagire».

E non aspettare nemmeno la partita di cartello per dare il massimo, sia perché «il campione non sceglie la partita in cui esserlo», sia perché l'anno scorso l'Inter ha perso 19 punti proprio contro le medio-piccole: la sconfitta di Crotone, da questo punto di vista, fu proprio quella più eclatante. A cinque mesi di distanza i nerazzurri ripartono proprio da lì per dimostrare che quest'anno è un'altra storia, che aver subito un solo gol finora non è un caso e che le magie di Icardi e Perisic non sono fini a sé stesse. «Loro due sono i migliori nei rispettivi ruoli - si sbilancia Spalletti -, per Mauro ci vuole una clausola come quella di Isco, Skriniar e Miranda sono fortissimi e Gagliardini è un camion col rimorchio di traverso (sic). Ho una squadra forte che però deve stare attenta al confine tra fiducia e presunzione: se ti senti il primo della classe poi non hai più stimoli a migliorare. E non sono due o tre giocatori da soli a portarti in Champions, ci vai se il collettivo funziona».

Nell'insolito anticipo alle 15 del sabato (altra strizzata d'occhio ai tifosi cinesi?) l'Inter proverà a tradurre in fatti le parole del suo allenatore. La formazione di partenza dovrebbe essere la stessa che ha battuto la Spal con un Borja in meno e un Vecino in più. Per il turnover, come s'è detto, c'è ancora tempo...

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