Caso Consip, Woodcock: "Mi fidavo dei miei uomini"

Caso Consip, Woodcock: Mi fidavo dei miei uomini
17 Settembre Set 2017 4 giorni fa

Ora la procura di Roma dovrà capire se gli errori del carabiniere Gianpaolo Scafarto e del pm John Woodcock sono stati di natura dolosa oppure no

"Mi fidavo dei miei uomini, del capitano Gianpaolo Scafarto e dei carabinieri del Noe che indagavano su Consip". A parlare è il pm Henry John Woodcock che il 7 luglio scorso si è presentato davanti al procuratore di Roma Giuseppe Pignatone per difendersi dall'accusa di aver dato dato riservate sull’indagine Consip al giornalista del Fatto Quotidiano Marco Lillo e dal reato di falso in concorso con l’ex capitano del Noe Gianpaolo Scafarto, oggi maggiore al Comando Generale dell’Arma di Napoli.

"La necessità di dedicare una parte della informativa al coinvolgimento di personaggi legati ai servizi segreti, fu a me rappresentata come utile direttamente dal dottor Woodcock", avrebbe detto Scafarto durante gli interrogatori che lo hanno riguardato. Il pm napoletano, invece, ha spiegato: "Quando Scafarto mi raccontò di essere seguito da uomini dei Servizi Segreti gli ho semplicemente chiesto di metterlo nero su bianco nell’informativa conclusiva. Da un lato era un modo per approfondire il materiale e dall’altro avrei potuto omissare i nomi e le circostanze che riportavano agli uomini dell’intelligence per evitare fughe di notizie su un tema così delicato". Ora, come spiega La Stampa, resta ovviamente da capire se dagli errori di Scafarto emerge o meno un dolo. E se tale dolo per il carabiniere non ci sarebbe, come sostiene il suo avvocato Giovanni Annunziata, a Woodcock potrebbe essere imputato dato che viene considerato il mandante di tutto. Nell’informativa riguardo a precedenti incontri con un Renzi alcune frasi erano state attribuite per sbaglio ad Alfredo Romeo, che secondo il Noe parlava di Tiziano. In realtà a pronunciarle era stato l’ex deputato di An Italo Bocchino, che aveva incontrato in varie circostanze l’attuale leader del Pd. Inoltre l’uomo dell’intelligence che seguiva l’attività di indagine dei carabinieri del Noe nelle strade adiacenti piazza Nicosia era semplice residente e non un agente segreto. Un accertamento non riportato da Scarfato nel documento consegnato ai giudici. Punto su cui l’ufficiale ha tentato di giustificarla cambiando più volte versione.

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