"Crudele e premeditato" Così l'ex fidanzato ha assassinato Noemi

Crudele e premeditato Così l'ex fidanzato ha assassinato Noemi
17 Settembre Set 2017 17 settembre 2017

Davanti al gip il presunto assassino si rifiuta di parlare. Gli avvocati già lo vogliono libero

Lecce Dal fiume di parole al muro di silenzio. Dal drammatico racconto nella caserma dei carabinieri alla decisione di non parlare dinanzi al magistrato: Lucio, il ragazzo di 17 anni che ha ucciso la fidanzata sedicenne Noemi Durini all'alba del 3 settembre a Specchia, ha scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere. E così l'udienza di convalida del fermo per omicidio è scivolata via nel carcere minorile di Lecce dopo circa un'ora, ma senza la svolta che gli inquirenti speravano per fare chiarezza su alcuni lati oscuri di una storia che ha sconvolto il Salento. «È un momento molto difficile, è molto pentito e molto provato», dice Luigi Rella, uno dei suoi avvocati. I quali annunciano l'intenzione di chiedere la perizia psichiatrica sul ragazzo per verificare la capacità di intendere e di volere. «Non sta bene, va curato», ripetono.

La difesa si è opposta alla convalida del fermo sostenendo tra l'altro che «non ci sono i presupposti del pericolo di fuga». Il gip Ada Colluto deciderà nelle prossime ore. Nel frattempo, le indagini vanno avanti. E passano anche per gli accertamenti informatici. Scavando tra i messaggi custoditi da Noemi nel suo computer, i carabinieri hanno trovato una lettera di Lucio datata 30 agosto, pochi giorni prima della scomparsa e dell'omicidio: il 17enne racconta dei suoi gravi problemi in famiglia e in particolare dello scontro con il padre; e poi tra l'altro scrive: «Mi stavo cominciando a stressare perché quando una cosa è mia io la voglio mia per sempre». Parole che suonano come una conferma dell'ossessiva gelosia del ragazzo, noto per la sua indole violenta e già sottoposto a trattamento sanitario obbligatorio. Al termine dell'udienza di convalida, il ragazzo è stato riportato nella casa protetta della provincia di Lecce dove è rinchiuso: ha abbandonato l'atteggiamento di sfida messo in mostra dopo la confessione all'uscita della caserma dei carabinieri, quando al termine dell'interrogatorio aveva irriso la folla con un ghigno rischiando il linciaggio: secondo i suoi legali avrebbe mostrato segni di pentimento e adesso chiede di poter continuare gli studi.

Gli investigatori hanno in gran parte ricostruito le fasi dell'orrore, anche se rimangono alcuni lati oscuri. A cominciare dal ruolo del padre del 17enne, un uomo di 41 anni indagato per sequestro di persona e occultamento di cadavere. Nel decreto di fermo, viene contestato al fidanzato di Noemi l'omicidio premeditato aggravato dalla crudeltà e dai futili motivi. Secondo gli inquirenti non è stato un delitto d'impeto, ma un atto «crudele pianificato con un lucido e feroce copione». Lucio sarebbe andato a prendere la ragazza alle 4,51 dalla sua abitazione con la Fiat 500 di famiglia: poi sarebbero per passati per Alessano, Novaglie e avrebbero preso la litoranea per Santa Maria di Leuca; quindi avrebbero imboccato un viottolo di campagna raggiungendo un fazzoletto di terra nei pressi di Castrignano del Capo dove la ragazza sarebbe stata uccisa a coltellate. Il 17enne si sarebbe disfatto dell'arma e sarebbe rientrato a casa. Per giorni ha continuato a negare rifilando agli investigatori versioni lacunose e contraddittorie. Fino a quando non è crollato. Una confessione che però non convince del tutto i carabinieri. I quali pesano le sue parole con estrema attenzione e tentano di separare frammenti di verità da una serie di bugie. Ulteriori dettagli, che potrebbero rivelarsi decisivi per le indagini, dovrebbero arrivare presumibilmente dall'autopsia, che sarà eseguita dopodomani. Poi saranno celebrati i funerali. Il comune di Specchia ha confermato la volontà di pagare le esequie e di dedicare alla ragazza un monumento da realizzare in un piccolo giardino del cimitero. La famiglia è d'accordo. «Ma patto che i funerali non diventino uno show».

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