Seduzione e potere. L'arte di essere femmina

Seduzione e potere. L'arte di essere femmina
17 Settembre Set 2017 17 settembre 2017

Dal fascino erotico a quello del dominio in Tiziano, Bellini, Caravaggio e altri maestri in mostra a Gualdo Tadino (Perugia) fino al 3 dicembre

La donna ha da tempo rivendicato la propria autonomia e uguaglianza in contrasto con il potere del maschio. Questa dimensione è però contraddetta dall'esperienza personale di ciascuno, contraddistinta da sempre dall'autorità della madre, ossia dal potere della donna all'interno della casa. Nella consapevolezza che la donna è superiore all'uomo, questo, a sua volta, ha tentato per molto tempo d'impedirle di affermarsi, destinandola al potere interno della casa e all'educazione dei figli. Una eredità che discende dall'archetipo indicato dal filosofo, sociologo e studioso d'arte Jean Paul Vernant, il quale riconosce nell'Atena Partenope del Partenone alcune coppie di dèi che procedono secondo uno schema prevedibile, composto da Marte e Venere, da Apollo e Diana, da Giove e Giunone. Alla base, invece, una coppia insolita, Ermes e Hestia, due figure dissonanti e diverse dagli altri dèi: Ermes è il dio dei commercianti e dei ladri, a lui appartengono la capacità d'impresa e la furbizia, caratteristiche dell'intelligenza maschile; dall'altra parte Hestia, che è la divinità del focolare e della casa.

Oggi la donna è uscita dalle mura domestiche. Le sue funzioni sono pubbliche e occupa spazi come se si trattasse di un'arma impropria o di cui non vuole servirsi, in piena contraddizione con l'effetto del suo mostrarsi, almeno apparentemente. Il mondo femminile sopravvive con la sua arma della seduzione e la pittura lo ha rappresentato fin dal Rinascimento, e ancor prima, in maniera assolutamente palese.

In Amor sacro e amor profano di Tiziano, ad esempio, la donna è mostrata nella sua forza seduttiva, ma prima ancora che in Giorgione e in Tiziano, questa è protagonista nella Giovane donna nuda allo specchio dipinta da Giovanni Bellini, custodita a Vienna al Kunsthistorisches Museum, in cui si riscontra il potere della femminilità e della seduzione. La ragazza si lascia dipingere dall'anziano pittore a seni scoperti, nella sua disarmante bellezza, mentre si specchia. Bellini appare innamorato e si lascia sedurre. Questo potere femminile, che appartiene soprattutto al mondo veneziano, è legato alla capacità di stimolare nel maschio una reazione: la sottomissione alla bellezza. Questa forza seduttiva, che appartiene al mondo delle cortigiane, si ritrova soprattutto a Venezia, con Giorgione, Tiziano e prima di loro con Carpaccio e Bellini. L'abbiamo verificato in un lungo viaggio nella storia dell'arte, documentato nella chiesa di San Francesco a Gualdo Tadino, per la mostra «Seduzione e potere».

E dopo una premessa sul mondo veneziano cinquecentesco, si entra nel Seicento che si apre con Caravaggio, con il quale la seduzione è rappresentata dalla Buona ventura, ovvero da una zingara che intercetta un giovane e, leggendogli la mano, lo porta con l'inganno a cederle il danaro. Il percorso della mostra prevede un racconto religioso, quello della Tentazione di Sant'Antonio dipinta da Giulio Cesare Procaccini, in cui il pittore maschera il demonio attribuendogli una forte valenza seduttiva, facendogli assumere le sembianze di una donna. La figura femminile incarna la tentazione di Eva, ossia lo strumento del maligno che sta abbracciando e concupendo un rassegnato e quasi sconfitto Sant'Antonio. Un altro esempio della seduzione femminile è quello di Cleopatra, trovata anche nella condizione estrema. Nel soggetto della regina d'Egitto si mantiene una bellezza esaltata dai pittori attraverso una rappresentazione quasi del tutto erotica. Cleopatra è stata raffigurata con una straordinaria forza seduttiva, soprattutto da Guido Cagnacci, ma anche da Artemisia Gentileschi o Guercino.

Gioacchino Assereto, uno dei grandi pittori del primo Seicento in Liguria, si misura nel Lot e le figlie, un altro dipinto che si può considerare uno dei suoi capolavori degli anni Quaranta, costruito con un'intuizione formidabile. Il fuoco della città che brucia, di Sodoma e Gomorra, sembra diventare anche il fuoco che anima le due figlie di Lot che dominano la scena e appaiono estremamente intriganti e pericolose, nell'intento di unirsi con il padre che è la loro vittima designata, per continuare la specie. C'è un erotismo caldo e intenso, rafforzato anche dal particolare straordinario della natura morta in primo piano, con il vino, il pane, la carne, il salame insaccato e tagliato, per una sorta di dejeuner sur l'herbe. Lot e le figlie ritornano, con un impeto e un vento che muove le figure, nella tela di Sebastiano Mazzoni dell'Accademia dei Concordi a Rovigo. Il padre è satiresco e le figlie gli stanno intorno, avvitate nei loro panneggi e pronte a un'orgia. In ambito lombardo, a fianco di Cairo e Procaccini, troviamo Giuseppe Nuvolone, il pittore che mantiene e segue il percorso stilistico, quasi integrandolo, del fratello maggiore Carlo Francesco. Giuseppe in taluni momenti si dimostra grande quanto il fratello, come nella bellissima Berenice che si taglia i capelli, e dalla cui chioma in cielo emergerà l'omonima costellazione.

Si passa poi a contemplare lo sviluppo dell'idealismo bolognese e della visione di Guido Reni attraverso la reinterpretazione che, nella seconda metà del secolo, ne dà Carlo Cignani con il Giuseppe e la moglie di Putifarre. Giuseppe resiste alle tentazioni e alla seduzione di Tamar, la quale gli si avventa addosso nuda per portarlo a letto, mentre lui cerca di ritrarsi. È quasi comico il contrasto tra la forza seduttiva, che non è psicologica ma fisica, di presa della donna, e la ritrosia di Giuseppe, che difende la sua castità, sottraendosi all'abbraccio. La composizione, richiama Atalanta e Ippomene di Guido Reni. Alla dimensione seduttiva dell'aristocrazia veneziana dà volto Rosalba Carriera con la Primavera. Rosalba è una delle grandi pittrici della storia dell'arte, che dipinge a pastello, lontana dai parametri del realismo, facendone sentire il tempo, la malinconia o una condizione di turbamento interiore. La Primavera è un'opera di euforica bellezza, mai turbata dal Tempo. Ed ecco Giacomo Ceruti, detto Il Pitocchetto, che dipinge un mondo di contadini di grande umanità. L'incontro al pozzo, databile al 1750, è una delle opere in cui il realismo caravaggesco si riproduce in pieno Settecento. È un realismo affettuoso, ammiccante nella figura della donna, intenso ed espressivo, mai caricaturale.

Giandomenico Tiepolo affronta il tema amoroso tratto dall'Orlando Furioso, rielaborando la versione ad affresco del padre nella Villa Valmarana ai Nani: è l'incontro tra Angelica e Medoro. L'altro figlio di Giambattista Tiepolo, Lorenzo, nasce a Venezia e muore a Madrid, dove lascia alcuni capolavori di vita veneziana, pastelli di mano lieve ma di definizione realistica. Lorenzo è a metà strada fra il padre e il fratello, dedicandosi a soggetti preromantici ed evocativi, come nel caso della seducente Donna con maschera, sicuramente realizzato durante il carnevale di Venezia. Nel gioco delle maschere si liberano tutti gli impulsi sessuali e le licenze che si possono avere solo in quei giorni in cui i mariti non riconoscono le mogli, e le maschere impediscono di capire l'identità della persona che si ha davanti.

Tornando quindi alle considerazioni iniziali, la seduzione è il potere più alto che la donna possiede. La pittura lo conferma in una serie straordinaria di testimonianze dalla fine del Quattrocento. Basti pensare alle Cortigiane di Carpaccio e subito dopo alla già ricordata Giovane donna nuda allo specchio di Giovanni Bellini, eseguita nel 1515, dove l'anziano pittore, ultraottantenne, come si è detto, rimane sedotto dalla bellezza disarmante della giovane, dopo aver eseguito tanti dipinti religiosi e tante Madonne con Bambino. In questo lungo passaggio di secoli, si approda agli albori dell'Ottocento con le immagini di Lorenzo Tiepolo e delle sue figure mascherate. È vero poi che il tema della seduzione femminile prosegue anche in epoca romantica, conducendo all'opera più emblematica della poesia, della pittura d'amore, che è come l'amore di Romeo e Giulietta: Il bacio di Hayez. Lì si vede che uomo e donna sono sullo stesso piano, nell'amore che li unisce attraverso il bacio. E che la rivendicazione di parità, che ancora il mondo femminile quasi manieristicamente reclama, è legittima per i diritti civili, ma, nella dimensione privata e in quella mitica, il potere è della donna, e l'uomo ne è sopraffatto.

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