Silenzio da azzurri e Fdi: mugugni nella Lega

Silenzio da azzurri e Fdi: mugugni nella Lega
17 Settembre Set 2017 4 giorni fa

Giorgetti: «Non li ho sentiti nel momento della malattia». E Bossi non parlerà a Pontida

Roma Una Pontida nel segno del complotto. La kermesse leghista doveva essere la rampa di lancio del Carroccio in vista del referendum per l'autonomia di ottobre, in Lombardia e Veneto. Ma si trasforma, alla vigilia, in una giornata «nel nome della libertà e della democrazia», come ha spiegato il segretario Matteo Salvini a margine delle polemiche per il sequestro dei conti del partito.

A tenere banco, infatti, è la sentenza del tribunale di Genova che ha deciso il sequestro preventivo dei conti di alcune sezioni regionali del Carroccio. Per i magistrati una decisione doverosa, dopo le condanne in primo grado a Umberto Bossi e all'ex tesoriere, Francesco Belsito. Per Salvini e per lo stesso Bossi, invece, una «sentenza politica» per legare le mani al Carroccio.

Ma gli sviluppi del fronte giudiziario rischiano di sparigliare le carte anche sulla delicata questione della leadership nel centrodestra. Ieri il Cavaliere è finito nel mirino di Giancarlo Giorgetti, che parlando di unità nel centrodestra alla festa di «Idea», a Matera, non ha risparmiato frecciate polemiche agli alleati azzurri e a Fdi. «Siamo in una situazione di una gravità inaudita, di pericolo per la democrazia, e ci sentiamo un po' soli», ha spiegato il vicesegretario leghista, anche se in serata è arrivata la «totale solidarietà» dell'azzurro Renato Brunetta. Giorgetti ha poi aggiunto che «se parliamo di alleanze, che sarebbero la trasposizione in politica del concetto di matrimonio, nella buona e nella cattiva sorte, in salute e in malattia, a oggi non ci sono le condizioni per celebrare queste nozze». Il problema, attacca, è che «nel momento della malattia io non ho ancora sentito una parola da parte di Silvio Berlusconi e di Giorgia Meloni rispetto a quello che è stato fatto alla Lega». Eppure, oggi, sul palco leghista ci sarà spazio per un esponente azzurro, il governatore ligure Giovanni Toti, che con Maroni e a Zaia era già in scaletta per «spingere» sull'acceleratore per il prossimo referendum. A dettare la linea politica sarà Salvini. «Cresciamo, le nostre idee si dimostrano giuste, milioni di italiani ci sostengono e... Ci prosciugano i conti. Un esproprio proletario senza precedenti. A fare ricorso non sarà un singolo ma un intero popolo. Sono certo che vinceremo e libereremo questo Paese», ringhia il leader preparandosi alla prima Pontida senza un intervento del fondatore. Ma con le conseguenze della sua condanna il Senatùr, suo malgrado, un peso sull'evento di oggi ce l'ha già.

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