Woodcock fa il bis di guai Ma con l'accusa di falso adesso rischia grosso

Woodcock fa il bis di guai Ma con l'accusa di falso adesso rischia grosso
17 Settembre Set 2017 2 giorni fa

Il magistrato è indagato per l'informativa Consip taroccata. Lo ha tradito Scafarto: lui mi suggerì...

Henry John Woodcock raddoppia. Non è più indagato soltanto per rivelazione del segreto istruttorio, che già non è una gran bella accusa per un magistrato, ma anche per falso. La Procura di Roma sospetta che il pm napoletano della vicenda Consip, abbia avuto un ruolo nella falsificazione dell'informativa che aggrava la posizione di babbo Renzi, per la quale è sotto inchiesta l'ex capitano del Noe, da poco promosso maggiore, Gianpaolo Scafarto.

L'ufficiale, insomma, non avrebbe fatto tutto da solo nel manipolare le carte dell'inchiesta che sta tenendo sulle spine la politica. Il pm Woodcock lo avrebbe indotto a scrivere erroneamente nell'informativa che gli 007 stavano spiando i carabinieri che indagavano sull'imprenditore partenopeo Alfredo Romeo, arrestato per corruzione. Il dettaglio, risultato totalmente falso, serviva a dimostrare che i servizi segreti erano lì per agevolare Romeo, avvalorando la tesi di un legame diretto tra l'imprenditore napoletano e Palazzo Chigi. È stato Scafarto a tirare in ballo Woodcock durante il suo interrogatorio, prima di trincerarsi nel silenzio degli ultimi mesi. Al procuratore aggiunto Paolo Ielo che gli chiedeva conto del passaggio in cui si documentava la presenza dei servizi nei pressi dell'ufficio di Romeo, quando era già chiaro che non c'entravano nulla, l'ufficiale aveva risposto che non era stata una sua iniziativa ma era stato Woodcock ad indurlo a scrivere in quei termini l'informativa poi finita sul tavolo dei magistrati romani, facendo riferimento anche ad un presunto appuntamento tra Romeo e un ufficiale dell'Aisi (Agenzia informazioni e sicurezza interna), mentre l'incontro in calendario Romeo ce l'aveva programmato con un collaboratore. Eppure Woodcock avrebbe ugualmente suggerito al capitano di dare spazio alla presenza degli 007 nell'inchiesta Consip. «Al posto vostro farei un capitolo autonomo inerente al coinvolgimento di personaggi legati ai servizi segreti», avrebbe detto a Scafarto e l'ufficiale ha fatto mettere a verbale il suggerimento ricevuto, scaricando davanti ai pm di Roma la paternità di quell'indirizzo anti-renziano sul suo diretto superiore. La procura della Capitale in realtà già prima dell'atto istruttorio aveva iscritto il magistrato napoletano nel registro degli indagati anche per falso, mentre l'accusa di rivelazione di segreto, in concorso con la Sciarelli, sarebbe destinata all'archivio.

Presto però potrebbe aggiungersi un altro tassello a quella che ormai si è trasformata in un'indagine sui metodi dell'indagine Consip. Questa settimana i magistrati romani cominceranno ad analizzare il verbale della deposizione della collega di Modena, Lucia Mussi, davanti alla prima commissione del Csm, quello in cui la procuratrice mette in discussione l'operato dei carabinieri del Noe, non solo di Scafarto ma anche dell'allora capo del nucleo, il colonnello Sergio De Caprio, noto come il capitano Ultimo, l'investigatore che ha arrestato Totò Riina. Alla Mussi l'ex capitano anticipò gli esiti dell'inchiesta Consip, in termini che la lasciarono perplessa: «Scoppierà un casino, arriveremo a Renzi», le disse. Adesso la pm sarà ascoltata dalla procura e la posizione di Scafarto potrebbe aggravarsi.

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