Dagli airbag all'alluminio Ecco il Dieselgate giapponese

11 Ottobre Ott 2017 7 giorni fa

Vacilla l'Auto del Sol Levante. E il colosso Kobe Steel è sotto accusa per aver falsificato le forniture

Un altro duro colpo al mito giapponese, quello del rigore e della affidabilità. Ad andarci di mezzo, ancora una volta, seppur indirettamente, è il comparto automobilistico, tra i fiori all'occhiello del made in Japan. Sul banco d'accusa è il colosso Kobe Steel, i cui vertici hanno ammesso di avere falsificato le certificazioni delle forniture di alcuni prodotti in rame e alluminio. Oltre al comparto delle quattro ruote, la truffa riguarderebbe anche i settori aereo, ferroviario e probabilmente anche spaziale. Il raggiro, in pratica, consiste nell'aver modificato i dati sulla resistenza e la durata nel tempo dei componenti forniti alle aziende clienti. La truffa, a questo punto, potrebbe pregiudicare la sicurezza dei veicoli e dei velivoli che hanno ricevuto il materiale non conforme.

Coinvolti e parte lesa del nuovo scandalo, che rischia di trasformarsi in uno tsunami, sono alcuni costruttori (Toyota, Honda e Subaru), nonché l'americana Boeing e, sempre per gli aerei, Mitsubishi Heavy Industry.

Il caso che scuote il Paese del Sol levante segue di alcuni mesi l'epilogo di un altro maxi-scandalo, quello degli Airbag difettosi prodotti dal Gruppo Takata, costati ben 50 milioni di richiami di vetture, ma anche causa di una serie di incidenti stradali riconducibili agli «Airbag-killer»: 11 le vittime. In quel caso ad andarci di mezzo era stata l'immagine delle Case costruttrici, anche se non colpevoli per l'accaduto. Takata, agonizzante e sommersa da un debito pari a 8 miliardi di euro, è poi finita nel carniere di Key Safety System, produttore di componenti Usa, per 1,4 miliardi.

Kobe Steel è il terzo produttore siderurgico del Giappone: immediati, ieri, i contraccolpi alla Borsa di Tokio dove le azioni del gruppo sono crollate del 22%, il massimo permesso sulla piazza nipponica.

Le indagini sulle specifiche di qualità manomesse riguardano 2.200 prodotti in rame, 9.300 tonnellate di materiale in alluminio estruso e laminati piani, oltre a 19.400 elementi pressofusi sempre in alluminio. A ricevere il tutto almeno 200 clienti, come spiegato agli inquirenti dalla stessa Kobe Steel. I materiali contraffatti sono stati trovati nei quattro stabilimento che lavorano l'alluminio. Il sistema di alterazione, in proposito, riguarda i componenti prodotti tra il settembre del 2016 e l'agosto scorso. Ma si guarda anche più indietro negli anni, fino al 2007. Resta da vedere come reagirà la Borsa nei confronti dei titoli delle aziende coinvolte loro malgrado, visto che ora rischiano di dover procedere a un numero indeterminato di richiami i cui costi, comunque, sarebbero tutti a carico di Kobe Steel. Dal quartier generale di Toyota è subito partito l'ordine di verificare quali modelli usciti dalle linee di montaggio potrebbero presentare problemi.

L'Alluminiogate in salsa giapponese scoppia alla vigilia del Motor Show di Tokio, aperto dal 27 ottobre al 5 novembre, e come accaduto in precedenza per Volkswagen con il Dieselgate, rischia di monopolizzare l'attenzione dei media, relegando in secondo piano le novità della rassegna.

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