Valeria Fedeli e la rivoluzione della Buona scuola

Valeria Fedeli e la rivoluzione della Buona scuola
11 Ottobre Ott 2017 5 giorni fa

"La Costituzione Italiana garantisce in modo fondamentale il diritto all’istruzione pubblica (e quindi statale e paritaria)", ha dichiarato il ministro

Nell’ambito del convegno Arte Formazione Cultura, tenutosi a Milano sabato 7 ottobre, il ministro Valeria Fedeli ha esplicitato in alcune interessanti interviste la rivoluzione che la mentalità – oltre e più che la legge - sulla Buona Scuola ha inesorabilmente innescato. Il dado è tratto…e non può più essere ritirato.

"Noi abbiamo presente il problema al punto tale che nella legge di bilancio 2017 abbiamo equiparato la scuola paritaria a quella pubblica, tant’è che sui finanziamenti dell’offerta formativa, i cosiddetti PON, io – appena arrivata al ministero – ho tenuto da parte i soldi che devono andare alle paritarie. Proprio in questi giorni, il 10 ottobre, il ministro Claudio De Vincenti, come da sua competenza, deve negoziare perchè invece, nelle regole dei finanziamenti europei da cui derivano i PON, non si riconosce la scuola paritaria come scuola pubblica. Ma da noi deve prevalere la legge", che come è noto è la 62/2000, che istituisce il Servizio Nazionale di Istruzione, formato da scuole pubbliche, statali e paritarie.

A questo proposito, la Ministra è stata sollecitata sul tema più attuale e dibattuto, anche nei Palazzi della politica: il Costo Standard. "E’ uno studio che noi dobbiamo continuare a fare", afferma con convinzione l’on.le Fedeli, e aggiunge "perché questo è un elemento che deriva da un dibattito che c’è da molti anni". Molto decisa sul prossimo futuro, la ministra dichiara. "Io credo che riuscirò a costituire questo gruppo di lavoro sul costo standard" – e infatti sta ricercando, per il tavolo dedicato, alte competenze specifiche di tutti gli schieramenti politici – "che mi sembra un elemento comunque necessario di confronto perché la libera scelta di dove portare i propri figli è un punto importante". Con puntuale e decisa chiarezza, aggiunge: "la Costituzione Italiana garantisce in modo fondamentale il diritto all’istruzione pubblica (e quindi statale e paritaria) e su questo il tema dell’attuazione della Costituzione riguardo al pluralismo culturale è un elemento fondamentale".

La Ministra ricorda che "questo è uno dei temi che hanno tenuto aperta la riflessione in 70 anni. Al primo gennaio saranno 70 anni che è in vigore la Costituzione, con un articolo, il 3, a cui io tengo moltissimo". Di conseguenza indica la corretta formulazione che deve condurre alla effettiva realizzazione di quanto espresso nell’art. 3: come, cioè, il Parlamento deve mettere in condizione di libertà di scelta la famiglia italiana "dentro ad una funzione (quella educativa) qualitativamente riconosciuta dallo Stato" nei confronti della scuola pubblica tutta, statale e paritaria. Infatti, nota che "la responsabilità prima ce l’ha lo Stato…", dunque il Parlamento, perché altrimenti "lo Stato chi è?... questa è la vera discussione da fare". Sarebbe grave che, come sta capitando per lo ius soli, al di là degli inopportuni scioperi della fame, "il Parlamento italiano non trovasse le condizioni democratiche, quindi i numeri, per poterlo approvare”, perché altrimenti la società italiana e soprattutto l’istruzione e l’educazione rischierebbero "di trovarsi molto più avanti della realtà che viene misurata nei voti legittimamente democratici del Parlamento”. L’augurio della Ministra, infatti, è che presto si arrivi al fatto di permettere a tutti gli studenti di apprendere senza discriminazioni economiche, "perché l’investimento nel diritto allo studio lo Stato italiano lo sta facendo da molto tempo" e senza discriminazioni economiche significa esattamente – secondo l’on.le Fedeli, "investire per dare la possibilità alle ragazze e ai ragazzi che vivono in contesti difficili economici di poter fare comunque il proprio percorso" evidentemente nella buona scuola pubblica, statale e paritaria, anche perché la sfida di tutta la società è "l’investimento e l’allargamento dell’investimento su tutta la filiera del sapere". Questa è la strada che il governo vuole perseguire.

A questa strada non sono estranei i grandi attori della scuola: gli insegnanti. Il fatto che molti docenti abbiano scelto liberamente, a seguito di una personale valutazione dei propri percorsi di insegnamento, di restare nelle scuole paritarie, quelle di eccelsa qualità, e altri abbiano optato per l’immissione in ruolo nello Stato , mette in luce una delle grandi questioni dell’istruzione pubblica – statale e paritaria – italiana: "se noi vogliamo valorizzare anche la qualità delle diverse esperienze, occorre avere una qualità di insegnamento che deve essere parificata". Data per scontata, ormai, la soppressione pressoché totale, negli ultimi anni, delle scuole paritarie di serie C, anche dentro alla logica del pluralismo, o di quello che sarà studiato come 'costo standard', occorrerà perseguire la parità di qualità formativa. "Questo è il grande tema. Quindi occorre la stessa qualità di reclutamento e gli stessi criteri di reclutamento". Questa è la vera scommessa.

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