Care donne, ai potenti basta saper dire un «no»

Care donne, ai potenti basta saper dire un «no»
12 Ottobre Ott 2017 12 ottobre 2017

Il pentimento postumo? Peggiore della scelta di finire in un letto importante pensando solo alla carriera

Di tipi à la Weinstein è pieno il mondo. Man mano che si allunga la lista delle denuncianti contro il produttore di Hollywood, Harvey Weinstein, emerge la scomoda verità: a codesti esemplari di vil maschio si può sempre dire «no, grazie». La scelta opposta, quella di dire «sì» cedendo a lusinghe e capricci del potente di turno, consente talvolta di cogliere frutti immediati, al prezzo di qualche rimorso oltremodo tardivo.

I Weinstein esistono in ogni mestiere e ad ogni latitudine, sono uomini perennemente infoiati, chiamarli «maiali» rischierebbe di offendere il suino incolpevole, patologicamente allupati ti blandiscono, ti toccano mentre versano il vino, ti parlano a un palmo dal naso, ti inondano di messaggi e inviti. Se ti distrai un istante, te li ritrovi seminudi nel letto. Non serve essere donne navigate per riconoscerli, avvertirne il puzzo e allontanarli. Non è un caso che Angelina Jolie, per citarne una, abbia raccontato al New York Times le avance indesiderate ricevute nel 1998: «Ho avuto una brutta esperienza con Harvey Weinstein in gioventù e, come risultato, ho scelto di non lavorare più con lui, mettendo in guardia le altre quando lo facevano». Lui ci ha provato, lei lo ha respinto. Sono cose che succedono nel puzzle degli incastri possibili, l'economista Richard Thaler ha vinto il premio Nobel enfatizzando il potere del «nudging», della spinta gentile, del colpetto che incentiva e persuade senza bisogno di coercizione. Quelli à la Weinstein non sono stupratori aggressivi che ti sbattono al muro e ti immobilizzano. Sono molestatori subliminali, usano il personale carisma, la posizione di potere, la ricchezza sfavillante per ammaliare la preda, per circuirla fino a persuaderla al rapporto sessuale. Il giochino riesce quando le ragazze si lasciano convincere, in tal caso non respingono le avance, non girano i tacchi, non si divincolano sdegnate. In altre parole, ci stanno.

Nessun giudizio morale da queste parti: ogni donna decide liberamente come usare il proprio corpo, a quale scopo, e la carriera può essere un ottimo obiettivo. Da che mondo è mondo, le donne vanno a letto con gli uomini e per le ragioni più disparate, non sempre perché rapite dall'invincibile sentimento di eterno amore. «Ero una ragazzina, avevo firmato, ero pietrificata», ha dichiarato Gwyneth Paltrow, pure lei vittima dell'assedio di Weinstein che, al termine di un incontro di lavoro, le propose una sessione di massaggi nella sala accanto. La Paltrow rifiutò e, tornata a casa, confidò l'episodio all'allora fidanzato Brad Pitt. Il quale non gradì e affrontò il produttore. Non risulta che la promettente Gwyneth sia stata perciò tagliata fuori da Hollywood. A conferma che si può sempre dire di no. Se invece si decide di dire sì, sarebbe meglio coglierne i vantaggi senza gridare al trauma con effetto ritardato. Asia Argento è una di quelle che ha detto sì, anche davanti a lei, all'epoca ventunenne, il monotono Weinstein si presentò in accappatoio pronto per il massaggio. Al New Yorker la Argento ha raccontato di aver ricevuto in quel caso del sesso orale, di aver evitato denunce per non compromettere la carriera, di aver proseguito con lui una relazione nel corso dei successivi cinque anni, andandoci anche a letto, sempre in modo consensuale. Addirittura Weinstein le avrebbe presentato sua madre, e in un momento di difficoltà economica si sarebbe offerto di pagare una tata per la figlia di lei. Questo è un caso limite in cui la denuncia via stampa, posticipata di due decenni, rischia di remare a favore del predatore minando invece la credibilità della presunta vittima. Se tutto è stupro, nulla lo è davvero.

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