Charlie Hebdo attacca anche i catalani: "Più idioti dei corsi"

Charlie Hebdo attacca anche i catalani: Più idioti dei corsi
12 Ottobre Ott 2017 12 ottobre 2017

La rivista francese non fa sconti neanche a Puigdemont e agli indipendentisti della Catalogna. E sfrutta l'occasione per insultare anche i secessionisti della Corsica

Charlie Hebdo non fa sconti neanche agli indipendentisti catalani. Il settimanale francese, divenuto noto a tutti per l’attentato subito nella redazione di Parigi da parte di estremisti islamici, e poi divenuto tristemente noto per sfruttare ogni tragedia per fare della satira (molto spesso di pessimo gusto, come nel caso di Amatrice), questa volta attacca ferocemente l’indipendentismo della Catalogna. Il titolo sopra la copertina della rivista è chiarissimo “Les catalans plus cons que le corses”, che in italiano, in modo più soft, si può tradurre “I catalani più idioti dei corsi”. Sotto il titolo, un’immagine che rievoca i secessionisti corsi: tre uomini incappucciati e armati di mitra dietro un tavolo con una bandiera corsa. A conferma del fatto che Charlie Hebdo non consideri assolutamente credibile la via catalana all’indipendenza, ci pensa un editoriale al so interno dal titolo inequivocabile “Idiozia o morte”, in cui si descrive l’azione di Puigdemont come una farsa che ha generato una sorta di ammirazione compulsiva da parte della sinistra europea e che invece, a detta della rivista, nasconde sentimenti molto meno nobili, legati in particolare all’egoismo dell’essere la regione più ricca. Nell’editoriale, la rivista spiega così il suo attacco all’indipendentismo catalano: “L’indipendenza della Catalogna non ha come obiettivo quello di liberarsi da una tirannia, che non esiste, né quello di permettere che l’economica cresca, visto che già lo fa, e ancora meno per ottenere il diritto a parlare la propria lingua, già autorizzata da molto tempo”.

L’attacco di Charlie Hebdo serve a due scopi: non soltanto a quello evidente di colpire l’indipendentismo della Catalogna e l’appoggio che una parte della sinistra francese gli ha dato; ma anche a colpire la Corsica, regione storicamente ricca di fenomeni secessionisti e dove i separatisti stanno assumendo, nel tempo, sempre più fora all’interno del dibattito politico. Come colpire i corsi? Insultando anche loro. Mettere al centro dell’immagine tre incappucciati armati, che ricordano gli anni Settanta e il terrorismo dell’indipendentismo corso, significa in sostanza fare un gravissimo errore, e cioè quello di mettere sullo stesso piano le legittime aspirazioni democratiche con il terrorismo. Terroristi incappucciati che, tra l’altro, ricordano molto più l’immagine tipica dei video dell’Eta, nei Paesi Baschi, e che a molti è sembrata voler indicare più loro che i corsi.

La rivista “satirica”, se così si può definire, è la seconda volta che prende di mira la Catalogna in pochi mesi. Questa volta, quantomeno, non ha insultato la memoria dei morti. L’altra volta, subito dopo l’attentato di Barcellona e Cambrils, provocò le giuste proteste dell’opinione pubblica spagnola (e anche catalane evidentemente) che ritennero orribile l’immagine proposta in copertina dal settimanale. In quel caso, la copertina raffigurava due giovani morti per la strada con un furgone che andava via in gran velocità. Sopra, il titolo “Islam religione di pace... eterna”. Una scelta che provocò vivaci proteste da parte dell’opinione pubblica, e non solo degli appartenenti alla religione islamica, che si videro nuovamente colpiti da questo settimanale irriverente sì, ma decisamente volgare in alcune sue uscite. Barcellona torna quindi nel mirino di Charlie Hebdo, ma questa volta, per fortuna, per un motivo meno tragico, ma non per questo meno carico di significato. La rivista francese è stata sempre contraria all’indipendenza della Catalogna e, in generale con i fenomeni secessionisti. E, tanto per non lasciare nulla al caso, ha anche deciso di mettere in un grande calderone Catalogna, Corsica e la Lega Nord. Questo è quanto dicono nell’articolo: “Come la Lega Nord in Italia, sono sempre le regioni più ricche quelle che reclamano”. Spiegare la differenza fra partiti, regioni secessionismi e autonomia risulta difficile, specie a una rivista che non ha mai fatto distinguo in nessun campo.

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