Il futuro (im)possibile: dalle tasse alla difesa ecco come sarà la Repubblica catalana

Il futuro (im)possibile: dalle tasse alla difesa ecco come sarà la Repubblica catalana
12 Ottobre Ott 2017 4 giorni fa

Nei progetti dei separatisti il nuovo assetto di una regione da 7,5 milioni di abitanti

La battaglia per l’indipendenza della Catalogna dallo Stato centrale prosegue. Ieri una nuova puntata del braccio di ferro tra Barcellona e Madrid. Ma come cambierebbe la Catalogna se si realizzassero i piani dei partiti coagulati attorno alla figura di Carles Puigdemont, presidente della Generalitat? Innanzitutto dovrebbe definire il proprio assetto istituzionale, scrivendo una nuova Costituzione, e darsi un nuovo impianto legislativo. Da un punto di vista economico tratterebbe le tasse riscosse nel suo territorio (le stime variano dai 10 ai 17 miliardi di euro) e dovrebbe convincere le grandi banche e imprese che si stanno spostando a Madrid a tornare. Nella vita pubblica sarebbe la fine del bilinguismo, mentre in politica estera dovrà essere costituito un esercito e delineate le alleanze.

Stato in forma di Repubblica presidenziale o parlamentare

La Catalogna in Spagna ed Europa ha il livello più alto di autonomia. Secondo il suo statuto la Catalogna ha un governo autonomo, la Generalitat, con funzioni esecutive. Ha un parlamento autonomo, Parlament, che legifera nelle materie trasferite da Madrid, come Sanità, servizi sociali, contratti di lavoro e le concessioni amministrative, l’ordinamento del credito, le banche e le assicurazioni. Il Parlament sviluppa la legislazione statale di base e approva leggi minori, non in conflitto con la Costituzione. In caso di Stato indipendente in forma di repubblica, Barcellona dovrà creare una Costituente per scrivere la Costituzione, e rifondare parlamento e senato. Si dovrà scegliere per una forma presidenziale o parlamentare, quindi concedere più potere esecutivo al Presidente della Catalogna o al presidente del Consiglio. I suoi dipartimenti diventeranno ministeri e le delegazioni nel mondo ambasciate e consolati, in base al riconoscimento del Paese ospitante.

Pil e imposte per 17 miliardi: un tesoro da autogestire

La Catalogna è uno dei quattro motori dell’Europa. Il Pil è di 252 miliardi di euro l’anno e vale il 20% del Pil spagnolo. I principali istituti di credito sono CaixaBank (CABK al 10° posto per capitalizzazione su 20 banche europee) e Banco Sabadell (SAB al 18° posto) entrambe hanno spostato le sedi sociali e, quindi, non pagano più tasse in Catalogna. In caso d’indipendenza la Generalitat terrà per sé i 17 miliardi di euro (secondo gli unionisti sono 10 miliardi) di imposte che versa ogni anno. Il Parlament dovrà, però, studiare leggi e sgravi fiscali per mantenere e riportare in Catalogna le sedi sociali emigrate. Bisognerà istituire la Banca di Catalogna, controllata dal ministero dell’Economia catalano da creare. Resta però l’incognita se la Repubblica di Catalogna, dopo i dovuti controlli di Bruxelles, vorrà e potrà rientrere nell’Ue e nella zona Euro in tempi accettabili (dai 4 agli 8 anni).

Bilinguismo, stop definitivo: scuole e tv solo in catalano

Per quanto riguarda l’educazione pubblica, nelle scuole della Catalogna s’insegna in catalano contro gli accordi con Madrid sul bilinguismo. I tribunali affogano nelle denunce. Alle classi in catalano dovrebbero corrispondere classi in spagnolo. Poche scuole pubbliche applicano questa regola. Solo alcuni istituti privati possono insegnare soltanto in spagnolo. Non tutte le università applicano il bilinguismo. In caso di Stato indipendente la Catalogna adotterà il catalano come lingua ufficiale. Questo imporrà un massiccio cambio linguistico nella società: dalle indicazioni stradali, ai moduli statali, ai libri scolastici, alle indicazioni sui farmaci. I film saranno doppiati in catalano; le tv spagnole presenti in Catalogna, lasceranno solo uffici di rappresentanza, lo stesso per l’editoria, anche se i 7 milioni e mezzo di catalani sono bilingue e la maggioranza si doterà di satellite per agganciare i canali iberici. Questo potrebbe creare tensioni sociali, come in Canada.

Addio al Tribunale di Madrid: l’autorità passa a Barcellona

La Catalogna ha il Tribunale Superiore di Giustizia Catalana (TSJC) che ha competenze e autonomia su tutto il territorio. Quando si verificano conflitti di competenza con il Governo centrale, ci si rivolge alla Corte Costituzionale di Madrid. Per i casi più importanti, il TSJC sottostà all’Audencia Nacionale, il Tribunale Supremo di Spagna. Il dipartimento di Giustizia catalano, unico caso tra le 17 Comunità, gode già di un controllo dirette e autonomo delle carceri catalane (costruzione e amministrazione). In caso Stato indipendente ogni catalano, cittadino privato o funzionario pubblico, sarà giudicato secondo i tre livelli dal Tribunale catalano di competenza provinciale. Per i reati più gravi sarà il TSCJ ad assumere le competenze come il Supremo di Catalogna e anche come Corte di Cassazione. In caso di Repubblica costituzionale, dovrà essere creata una corte Costituzionale catalana.

Non solo Mossos d’Esquadra: l’obiettivo è avere un esercito

La Catalogna attualmente è l’unica autonomia che ha il controllo diretto della sua polizia (Mossos d’Esquadra) e della sua polizia municipale (Trafico) che rispondono al dipartimento degli Interni e i cui agenti sono giudicati per i reati minori dal TSCJ. La Catalogna non ha mai avuto un esercito e i Mossos, quindi, non hanno mai avuto né mezzi bellici né l’esperienza militare in conflitti internazionali da soli. In caso di Stato indipendente, la Catalogna dovrà creare un ministero della Difesa che, invocando la nuova sovranità catalana, espellerà dal suo territorio tutte le forze nazionali spagnole, impadronendosi delle rispettive caserme e infrastrutture: Policia Nacionale, Guardia Civil, Esercito, Aeronautica e Marina militare. Dovrà quindi dotarsi di un suo esercito di professionisti. Chi addestrerà le truppe catalane? Non gli spagnoli. I francesi? Gli italiani? Rimane l’incognita se poi la Catalogna dovrà, vorrà o potrà entrare nel Patto Atlantico.

Libertà su sperimentazione e utilizzo di cellule staminali

La Generalitat gode di un’ampia autonomia sulla Sanità locale, sui servizi di trasporto pubblico e privato (non su Tav) e sui servizi sociali. In Catalogna la CatSalut è il servizio sanitario ufficiale con ospedali pubblici e privati; è considerato il migliore in tutta la Spagna; è controllato direttamente dal dipartimento della Salute regionale che risponde per i soldi pubblici al dipartimento delle Finanze e all’Agenzia Tributaria catalana che, a loro volta, sono supervisionati dal ministero delle Finanze di Madrid. In caso di Stato indipendente, CatSalut non darà più assistenza agli spagnoli non residenti in Catalogna, (senza accordi preventivi); potrà autoregolarsi in base alla sperimentazione e approvazione dei farmaci e alla sperimentazione e utilizzo delle cellule staminali, ma qualora fosse sotto l’ombrello Ue dovrà rispettare alcune direttive europee sui farmaci e la sperimentazione.

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