In Sicilia ultimo capitolo della parentopoli grillina

In Sicilia ultimo capitolo della parentopoli grillina
12 Ottobre Ott 2017 8 giorni fa

La sorella del candidato Cancelleri è deputata Compagni, mogli e fratelli: ecco tutti i legami

Certo, la mamma è sempre la mamma. Ma pure figli, fratelli, sorelle, mogli e fidanzate. Soprattutto se si parla dei grillini. La Parentopoli a 5 Stelle nelle liste per le regionali in Sicilia, svelata ieri da La Stampa, è solo l'ultimo capitolo di una storia piena zeppa di portaborse, assistenti, trombati, candidati, consiglieri regionali, comunali e municipali, parlamentari e grand commis. Tutti, ovviamente, parenti tra di loro. Il familismo è un vizio che proviene dai vertici. Dall'alto dei due fondatori, Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio.

Con i grillini abbiamo scoperto che la leadership si trasmette per via ereditaria. Davide Casaleggio, dopo la morte del padre, oltre all'azienda di famiglia, ha avuto in dote il Movimento, di famiglia pure quello. E l'avvocato genovese Enrico Grillo, da statuto vicepresidente del M5s, non è un omonimo, bensì il nipote del comico. Figlio di Andrea, fratello maggiore di Beppe. Ma, tornando di nuovo alla Sicilia, spicca il caso dei fratelli Cancelleri. Giancarlo, deputato regionale uscente, è candidato alla presidenza della Regione. Mentre la sorellina Azzurra, di nove anni più piccola, siede dal 2013 sui più prestigiosi scranni di Montecitorio. Deputata della Repubblica italiana. Nell'isola, l'eletto all'assemblea regionale Francesco Cappello, fedelissimo di Cancelleri, sta disperatamente cercando di trovare un seggio al fratello maggiore Piergiorgio. Ma niente da fare. Né al comune di Caltagirone dove si è candidato nel 2012 e nel 2016 e né all'Europarlamento di Bruxelles, missione fallita nel 2014. Così come l'ex assessore di Ragusa Stefania Campo, tirata in ballo a causa di presunte pressioni per far candidare il marito nella lista per le regionali. Ma il fratello d'arte Cancelleri stavolta non ne ha voluto sapere.

Il Movimento è un ascensore sociale su più livelli. Come dimenticare la love story tra il candidato premier Luigi Di Maio e Silvia Virgulti, di dieci anni più grande, regina incontrastata della comunicazione. Nominata dalla Casaleggio Associati come tutor dei parlamentari per le apparizioni televisive. Poi Cupido ha scoccato la freccia e Di Maio, anonimo deputato della provincia di Napoli, è diventato il leader di uno dei maggiori partiti italiani. Ma se, come dicono nell'ambiente pentastellato, «le parentopoli nel M5s sono soprattutto affare di letto», qui la casistica abbonda. Il deputato Stefano Vignaroli e la senatrice Paola Taverna, entrambi romani, erano fidanzati fino a poco tempo fa. Si sono lasciati anche i deputati Dalila Nesci e Riccardo Nuti. Mentre continua l'amore a Montecitorio tra Silvia Giordano e Matteo Mantero.

Più grave è il caso del fidanzato che diventa portaborse. Come Francesco Silvestri, storico attivista romano, (forse) ex fidanzato di Ilaria Loquenzi dello Staff Comunicazione a Montecitorio, che si guadagna da vivere come assistente parlamentare del senatore Giovanni Endrizzi. La senatrice Vilma Moronese ha assunto come collaboratore il suo compagno Giuseppe Rondelli. Poi c'è la fidanzata dell'assistente che diventa assistente a sua volta. È il caso di Alessandra Manzin, ora ex compagna di Dario Adamo, collaboratore di Rocco Casalino. La Manzin è al fianco di Andrea Cioffi al Senato. Roma è un vero ginepraio di parenti miracolati. Solo due esempi della parentopoli nei vari municipi: Giovanna Tadonio, moglie di Marcello De Vito, presidente dell'assemblea capitolina e fedelissimo di Roberta Lombardi, è stata nominata assessore al terzo municipio. E Veronica Mammì, moglie del consigliere comunale Enrico Stefàno, vicino alla Raggi, è assessore al settimo municipio. Nella precedente legislatura era stata consigliere municipale al sesto e ha avuto un'esperienza come portaborse della deputata Federica Daga.

Aveva proprio ragione la senatrice grillina Paola Nugnes, che una volta ha detto: «Quando scegliamo il nostro esercito, i soldati devono essere fedeli».

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