Ora l'America lascia l'Unesco: "Troppi pregiudizi su Israele"

Ora l'America lascia l'Unesco: Troppi pregiudizi su Israele
12 Ottobre Ott 2017 12 ottobre 2017

Washington fa un passo indietro. L'organizzazione definì Israele "nazione occupante"

La notizia aveva iniziato a circolare questa mattina e ora la conferma è arrivata dal Dipartimento di Stato. Gli Stati Uniti hanno deciso di fare un passo indietro dall'Unesco, l'organizzazione delle Nazioni Unite che ha da pochi anni accolto l'Autorità palestinese come membro.

Washington, che ha sottolineato di voler mantenere un ruolo da osservatore non membro, aveva già smesso di pagare la quota di adesione all'Unesco nel 2011, proprio dopo la decisione che aveva sancito l'ingresso dei palestinesi. Nel 2013 a Israele e all'America era stato tolto il diritto di voto proprio per il mancato pagamento delle quote.

La portavoce del Dipartimento di Stato Victoria Nuland, aveva parlato in quell'occassione di "linee rosse molto chiare nella legislazione", che impediscono all'America di finanziare organizzazioni che riconoscano di fatto l'esistenza della Palestina come Stato. Oggi il passo indietro motivato dal "pregiudizio anti-israeliano" dell'organizzazione.

A ottobre dello scorso anno era stato Israele a dire di volere interrompere ogni relazione con l'agenzia della Nazioni Unite che si occupa del patrimonio dell'umanità, dopo che era stata passata una risoluzione che negava la storia ebraica del Monte del Tempio. Il primo ministro Benjamin Netanyahu aveva sostenuto che sarebbe stato come dire che "la Cina non ha legami con la Grande muraglia o l'Egitto con le piramidi".

"È una perdita per il multiculturalismo", ha commentato Irina Bokova, direttore dell'agenzia.

"La decisione di oggi è un punto d'inflessione per l'Unesco", dichiara in serata il governo israeliano annunciando che anche Israele si ritirerà, "Le assurde e vergognose risoluzioni dell'organizzazione contro Israele hanno conseguenze", "oggi è un nuovo giorno alle Nazioni unite, dove c'è un prezzo da pagare per la discriminazione".

Tags

Commenti

Commenta anche tu