Da quel bar di Empoli a San Siro Lucio&Vincenzo, nemici-amici

Da quel bar di Empoli a San Siro Lucio&Vincenzo, nemici-amici
13 Ottobre Ott 2017 13 ottobre 2017

Prima compagni, poi allenatore e giocatore e ora rivali. Spalletti e Montella tra voglia di vertice e ultima spiaggia

nostro inviato ad Appiano G.

È il derby di Milano, ma la sfida di domenica sera in panchina nasce a Empoli. All'inizio degli anni novanta. Dici Luciano Spalletti e pensi a Vincenzo Montella. E viceversa. Di nuovo insieme su un campo di calcio, ancora una volta avversari dopo essere stati anche compagni di squadra e poi uno allenatore (Luciano) e l'altro giocatore (Vincenzo) ovviamente a Empoli, ma anche nella Sampdoria e nella Roma. Gli strani giri del pallone quando rotola, ora li hanno fatti ritrovare all'ombra della Madonnina, sulle sponde opposte del Naviglio. E per loro è proprio il derby degli opposti: uno esaltato, l'altro criticato. Spalletti è l'uomo della provvidenza per i nerazzurri, forte del secondo posto in classifica. È considerato il valore aggiunto dell'Inter, il vero colpo del mercato. Gli eccessi del calcio hanno sempre due facce. Montella adesso è ritenuto il principale responsabile del momento negativo del Milan, dopo l'euforia di un mercato che gli ha regalato undici giocatori nuovi da assemblare. Le voci corrono e una brutta sconfitta domenica dopo quella contro la Roma dell'amico Di Francesco dicono potrebbe essere fatale per la panchina dell'Aeroplanino.

I destini opposti (e legati) di un derby. L'interista vincendo può alimentare ulteriormente il sogno, il milanista perdendo può sprofondare definitivamente nell'incubo. Spalletti ha in Candreva il suo uomo derby perché l'azzurro l'anno scorso ha fatto gol in tutte e due le sfide, segnando il suo primo gol proprio ai rossoneri: «Stavolta voglio vincere più che segnare. Vogliamo allontanare ancora di più il Milan». Non bada alle critiche personali: «Ho la coscienza a posto». E sulla squadra che gioca male è sibillino: «Pensate a quando saremo anche belli...». Anche lui d'accordo sulla svolta di Spalletti: «Rispetto all'anno scorso è cambiato tutto». Di questi tempi dodici mesi fa lo dicevano anche al Milan di Montella, ora è diverso.

E domenica ancora una volta le carriere dei due allenatori si incrociano. Spalletti ha iniziato e concluso quella del Montella giocatore: compagno a Empoli, una sorta di fratello maggiore per Vincenzo che iniziava e lui finiva; allenatore a Roma quando l'aeroplanino ha chiuso definitivamente le ali per mettersi praticamente subito in panchina, forte anche dei segreti «rubati» a Luciano. La prima fu quella giallorossa dove si è seduto anche Spalletti. Tappa condivisa anche quella della Sampdoria, ma l'aeroplanino a Genova è ricordato soprattutto per i gol.

Chi li conosce bene, Rosario Guarino, nella squadra di Montella e Spalletti a Empoli, e ora proprietario del Bar Cristallo nel centro della città toscana, li vede così: «Vincenzo è pragmatico, obiettivo. Capace di gestire le emozioni». E un derby ne regala tante. Invece «per Luciano il punto di forza è la capacità di reggere lo spogliatoio, di creare empatia con la squadra. Oltre a essere un innovatore», dice Guarino che sui primi passi all'Empoli di Montella rivela: «Per noi giovani Spalletti fu importante perché ci spinse a capire com'è il calcio». Con Luciano in panchina e Vincenzo in campo i toscani conquistarono la salvezza in C1 nello spareggio con l'Alessandria. Montella arrivò in città da Castello Cisterna, da Napoli, quando era adolescente e fu ospitato in una delle tante casa-famiglia. Spalletti invece traslocò da ragazzo con i genitori.

Storie diverse, ma simili: uno bomber, l'altro centrocampista. Con Empoli sempre punto di riferimento. Gli allenatori di Inter e Milan ci tornano ancora, più di frequente Spalletti che ha casa a pochi passi, mentre per Montella era soprattutto un rifugio ai tempi della Fiorentina, quando il giovedì arrivava per una partita a calcetto con gli amici. Con Nicola Caccia e Di Francesco, l'ex attaccante ha tuttora un negozio d'abbigliamento. Guarino non fa il tifo «direi sempre pareggio», ma fa un'eccezione perché per Montella è un momento particolare: «La vittoria serve più a lui». Ma a prescindere dal risultato appuntamento a Empoli, da Guarino. E chi paga da bere? «Ovviamente io, se ci riesco... Con Luciano non ce la faccio mai, con Vincenzo qualche volta ma solo perché oso di più visto il rapporto che ci lega».

(ha collaborato Mario Tenerani)

Commenti

Commenta anche tu