Indagato il patron del Psg. Sia l'inizio di una vera bonifica...

Indagato il patron del Psg. Sia l'inizio di una vera bonifica...
13 Ottobre Ott 2017 13 ottobre 2017

Shakespeare va rivisto e corretto: c'è del marcio nel football. Non c'è limite alla vergogna e al ridicolo: Nasser Al-Khelaifi è ministro senza portafoglio dell'emiro Tamir bin Hamad al-Thani. Il suo portafoglio personale, però, è gonfio di inimmaginabili patrimoni: l'imprenditore qatariota ha quote in Barclays, Harrod's, Volkswagen, Walt Disney, aeroporto di Heathrow, Siemens, Shell, ha comprato la Costa Smeralda, l'hotel Gallia di Milano, è proprietario del Miami City e del Paris Saint-Germain. Poiché i soldi non sono tutto nella vita ma contano anche gli assegni, le carte di credito e le azioni in Borsa, Al-Khelaifi ha voluto maneggiare i diritti televisivi della coppa del mondo del 2026 e del 2030, con la complicità, pare, di herr Valcke, ex braccio destro e armato di Blatter alla Fifa, squalificato per anni 10, per bagarinaggio mondiale. Che altro vogliono i signori del Qatar? Che cosa sta realmente accadendo nel mondo dello sport e in quello del calcio, in particolare? Non alludo al biscotto tra Perù e Colombia; il pareggio combinato durante la partita di qualificazione mondiale, senza corruzione di denari, fa parte della storia. È la prepotenza, è lo strapotere della televisione ad avere intossicato il sistema-calcio. I diritti televisivi, come confermano le ultime vicende italiane, determinano i bilanci dei club che altrimenti sarebbero dichiarati falliti. La corsa folle agli stessi diritti, al denaro prima di e su tutto e tutti, quando non chiaro, sta provocando un corto circuito, alimentato proprio dai nuovi investitori del mondo arabo.

Costoro non hanno limiti di azione, gli acquisti parigini di M'bappè e Neymar, pagati 400 milioni di euro soltanto per il cartellino, sono stati il segnale di allarme, trascurato e soffocato dall'entusiasmo ignorante, di media e tifosi, su una operazione che non ha logica imprenditoriale, confondendo il possesso con la proprietà, ritenendo che sponsor e tv possano coprire sempre tutte le spese. Il tribunale svizzero, già impegnato con il Fifa-gate, ha deciso di mandare un avviso all'uomo più potente del calcio mondiale di club, l'accusa è di corruzione. Può essere l'inizio di una indagine specifica o, forse, di un tentativo di bonifica generale. Di certo i giudici svizzeri non sono condizionati dal tifo calcistico.

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