Legittima difesa, Fi torna alla carica

Legittima difesa, Fi torna alla carica
13 Ottobre Ott 2017 7 giorni fa

Gli azzurri: «Altro che ius soli, digiuniamo. La legge è impantanata»

Roma «Non vogliamo vendetta, solo giustizia». Le vittime di reati violenti, riunite nell'associazione Unavi, chiedono certezza della pena in un incontro con la stampa a Montecitorio, organizzato insieme a una delegazione di parlamentari azzurri guidata dal vice capogruppo vicario di Fi alla Camera, Mariastella Gelmini, e al quale hanno partecipato anche Maurizio Gasparri ed Elio Vito. Al centro delle discussioni, ovviamente, il provvedimento sulla legittima difesa che, come ricorda proprio Gelmini, «dopo il voto della Camera, è rimasto impantanato». «Mancano pochi mesi alla fine della legislatura - ha spiegato l'ex ministro - ma non c'è una giustificazione valida per non calendarizzare al Senato il provvedimento, migliorando un testo fatto di strafalcioni e molte incertezze». Sul punto, poi, Elio Vito ha proposto uno sciopero della fame, «certamente più importante di quello per lo ius soli». La Gelmini ha poi reclamato che la prossima manovra finanziaria contenga «un concreto supporto legale, materiale, economico e psicologico per le vittime e per le famiglie delle vittime di reati violenti. Il governo e la maggioranza non perdano altro tempo e diano un segnale forte in questa direzione».

Da parte sua l'Unavi chiede di far tornare l'attenzione «sulla revisione del rito abbreviato nel procedimento penale per quanto attiene i reati di tentato omicidio e omicidio». Nel mirino, secondo l'associazione, è lo scontro di pena concesso a quanti scelgono il giudizio abbreviato previsto dagli articoli 438 e seguenti del Codice di procedura penale», uno sconto che «comporta, per il reo, nell'eventuale sentenza di condanna, che la pena irrogata sia ridotta in concreto di un terzo». L'associazione delle vittime chiede infine alle istituzioni di recepire «integralmente la direttiva europea 2004/80 con la legge 122, che riconosce l'accesso all'indennizzo equo e adeguato al pregiudizio sofferto indipendentemente dal luogo dell'Unione europea in cui il reato è stato commesso».

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