Se anche il giudice sta dalla parte di fido

Se anche il giudice sta dalla parte di fido
13 Ottobre Ott 2017 13 ottobre 2017

Forse la signora non se n'è resa del tutto conto, ma la pervicacia nel combattere quella sua personale battaglia di civiltà, alla fine le ha consegnato in mano una vittoria che non è assolutamente da sottovalutare per quel che riguarda i suoi sviluppi futuri.

Tutto è successa a Roma, dove una bibliotecaria di 53 anni di nome Anna che lavora come dipendente all'Università della Sapienza, è diventata protagonista di una storia che, a leggerla superficialmente potrebbe strappare un sorriso e via, ma, se considerata nella dimensione sociale che già oggi occupano gli animali d'affezione, diventa straordinaria.

I fatti sono questi. Nell'inverno scorso l'ufficio del personale dell'ateneo riceve una normalissima richiesta da Anna: un giorno di permesso retribuito per gravi motivi di famiglia. Ovviamente concesso. Se non che i «motivi di famiglia» riguardano una strana persona che si chiama Cucciola. Dopo un iniziale smarrimento diviene chiaro che Cucciola ha una coda e un pelo un po' troppo sviluppato per essere una persona. E infatti è un Setter inglese di dodici anni che, sottoposto a un intervento per un tumore mammario, necessita di adeguata assistenza. Questo quanto Anna scrive all'amministrazione motivando la sua richiesta di assenza dal lavoro. Rimane piacevolmente sorpresa dalla comprensione di chi l'autorizza a quel giorno in cui deve fare l'infermiera, ma succede che, nella recente primavera, Cucciola debba subire un secondo e molto più delicato intervento chirurgico a causa di una malattia delle vie aeree superiori. Avendo necessità di un secondo giorno di permesso, Anna si rivolge ancora all'amministrazione e scopre di essere stata troppo ottimista. «È stato allora - racconta Anna - che mi sono accorta del fatto che non mi era stato concesso il primo permesso, ma che mi avevano computato un giorno di ferie». E anche questa volta l'amministrazione le fa sapere che, non essendo ancora nello stato famiglia, non ha alcuna possibilità di ottenere un permesso di tale tipologia.

A questo punto Anna si rivolge alle associazioni animaliste nella persona di Gianluca Felicetti, presidente della LAV, il quale le consiglia di inviare una raccomandata con allegate alcune sentenze della corte di Cassazione favorevoli nei confronti della sua situazione. Il sunto è che, se un animale non viene curato in modo opportuno, si può essere perseguibili per abbandono o maltrattamento di animali.

«Questa volta - spiega Anna - la richiesta è stata accolta». L'ateneo romano, dopo avere ottenuto una certificazione veterinaria, non solo ha firmato l'autorizzazione, ma ha cancellato il giorno di ferie precedente, concedendo infine due giorni di permesso per motivi familiari.

La storia di Anna è da prendere in seria considerazione perché è la prima volta che in Italia viene riconosciuto il diritto all'assenza del lavoro per curare un familiare con la coda.

Commenti

Commenta anche tu