Ha la leucemia, manca il medico: deve andare in ospedale e prende tre polmoniti

Ha la leucemia, manca il medico: deve andare in ospedale e prende tre polmoniti
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21 Ottobre Ott 2017 21 ottobre 2017

Guglielmo non ha più il medico a domicilio per la leucemia. Per fare le trasfusioni deve uscire di casa. E così ogni volta si ammala, rischiando di morire

Guglielmo Manfredini ha 69 anni. Le foto lo immortalano sdraiato a letto. Perché la sua vita, purtroppo, da qualche tempo è stata assalita da un melanoma e la leucemia non lo lascia libero. Ha bisogno di cure, Guglielmo. Fino a qualche mese fa veniva un medico a domicio per la gestione della terapia (convenzionato con l’Associazione Italiana Leucemie), ma ora gli è stato tolto il servizio ed è costretto ad uscire di casa per andare all'ospedale ed effettuare le trasfusioni. Rischiando, ogni volta, di ammalarsi e morire. "Io ho chiesto informazioni all’ufficio dell’Ausl che si occupa delle relazioni con il pubblico - dice la sorella Emidia - niente da fare, solo un rimpallo delle competenze"

"È un incubo da cui non riusciamo a liberarci - racconta la sorella alla Gazzetta di Modena - perchè da quando non abbiamo più il medico a domicilio che prima veniva garantito dall’Ail, ogni volta che andiamo fuori casa per effettuare le trasfusioni dobbiamo fare i conti con una polmonite o una bronchite".

Ecco. Il malato oncologico dovrebbe aver diritto alle cure a casa. Le tolgono. Lui allora deve uscire per andare all'ospedale e invece di stare meglio, peggiora. Rischiando pure di morire. "Poche ore dopo il trattamento al Policlinico iniziano i primi sintomi - racconta Emilia - qualche colpo di tosse ma in breve la respirazione è impossibile e parte la corsa per il ricovero d’urgenza. Sinora è successo quattro volte su quattro; sempre la stessa dinamica e anche i medici sono molto preoccupati di quello che gli può succedere". Le sue condizioni sono davvero disperate. Ma questo non ha impedito che gli venisse tolto ciò di cui ha bisogno per vivere degnamente gli ultimi tempi che gli rimangono da vivere. "È cardiopatico, le ossa tendono a sbriciolarsi - fa notare la signora - e deve portare un busto speciale dopo un intervento sulla colonna vertebrale, ed è pure portatore di pacemaker. In più c’è un deficit di anticorpi che fa di lui un bersaglio per ogni virus".

Quello della signora Emidia è un vero e proprio grido di dolore. "Di fatto siamo lasciati soli con un’assistenza domiciliare che fa del suo meglio per le attività minori, ma il cuore della sopravvivenza di Guglielmo è legata alle trasfusioni, che vengono decise di volta in volta dall’ematologa di riferimento". Per evitare al fratello di uscire spesso di casa si è dovuta inventare un metodo "fuori dalle regole" per portare la fiala pert gli esami in ospedale. Ogni volta però che Guglielmo si muove per la trasfusione, rischia di ammalarsi gravemente. "Dobbiamo tornare in ospedale tra una settimana - dice la sorella - e che cosa dobbiamo aspettarci? Anche l’ultima volta le precauzioni prese, compresa la mascherina sulla bocca, sono servite a niente. L’ultima volta lo abbiamo salvato per un soffio. E ora?".

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