Affrontare la menopausa con le terapie adeguate

25 Ottobre Ott 2017 25 ottobre 2017

La somministrazione di estrogeni e altri ormoni va controllata. Il dosaggio è sempre da verificare

Viviana Persiani

La menopausa è un periodo davvero critico per la donna. Le ovaie si «disattivano» e non producendo più estrogeni e progestinici danno il via a una serie di problematiche: dall'insonnia alla fragilità ossea, dal calo della libido all'aumento di peso, fino, in alcuni casi, al cancro. Disturbi fisici, ma anche psicologici, che minano la qualità della vita delle signore. È forse strano dirlo, ma tra i 45-50 anni, per qualcuno anche prima, inizia una sorta, se non di declino, di forzato adeguamento del proprio modo di vivere. Ibsa Foundation for scientific research di Lugano ha organizzato, a Zurigo, un opportuno Forum Scientifico al quale hanno partecipato vari esperti confrontandosi attorno al tema Female Healthy Aging, ovvero l'invecchiamento in salute delle donne, perché essendo davvero tante e spesso contrastanti le linee di pensiero, in merito alla menopausa, dei ginecologi, è valsa la pena fare chiarezza.

Se le nostre nonne hanno convissuto con questi problemi, facendosene una ragione, oggi, soprattutto in funzione della prospettiva di vita migliorate, la medicina e la scienza offrono delle soluzioni, almeno per attenuare la serie di fastidi e per diminuire il rischio di incorrere in patologie come quelle cardiovascolari. Più di un decennio fa, la terapia ormonale sostitutiva venne bandita, tra contrasti scientifici e prese di posizione discordanti, a seguito di uno studio realizzato nell'ambito del Women's Health Initiative Trial americano, che sembrava dimostrare un aumento significativo dei tumori al seno e dei rischi cardiovascolari tra le donne che utilizzavano la Tos, la terapia ormonale sostitutiva; mentre sono stati sdoganati rimedi naturali e anche farmacologici, sempre in continua evoluzione.

Gli studi e la ricerca, intanto, hanno ampiamente dimostrato l'importanza degli estrogeni, sia nella loro funzione protettiva sul cuore, sia come partecipanti attivi nel metabolismo della ossa e nel mantenimento della tonicità della pelle. Perché, dunque, rinunciare alla Tos? «Lo studio del 2002 conteneva, purtroppo, come diremmo oggi, una serie di fake news - spiega Martin Birkhäuser, professore emerito di endocrinologia ginecologica e di medicina riproduttiva all'Università di Berna, e relatore al Forum di Zurigo - anche perché i ricercatori avevano somministrato gli ormoni sostitutivi a donne con un'età, per la maggior parte, intorno ai 67 anni (quindi 15 anni, in media, dopo l'avvio della menopausa): un periodo della vita in cui non si dovrebbe mai iniziare una terapia ormonale sostitutiva».

Dopo opportune verifiche, infatti, è stato dimostrato che la somministrazione di estrogeni e di altri ormoni andrebbe controllata e dovrebbe rispettare il dosaggio più opportuno per ogni singola donna, sotto sorveglianza medica. Non siamo tutte uguali e, calibrando la quantità di ormoni assunti, si riesce a ovviare a molti dei problemi della menopausa, cominciando dalle vampate di calore. Essendo gli ormoni dei fattori di crescita, l'utilizzo della Tos è comunque proibito per le pazienti che abbiano avuto un tumore al seno, all'utero e alle ovaie, o che soffrano di trombosi, epatiti e altri disturbi.

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