La benzina della tiroide? Il sale (ma con lo iodio)

25 Ottobre Ott 2017 25 ottobre 2017

Marco Palma

È la ghiandola più importante, assieme all'ipofisi, del nostro sistema endocrino. La tiroide è situata nella parte anteriore del collo poco sotto la laringe, immette in circolazioni ormoni, il T3 e T4, che stimolano il metabolismo energetico cellulare, i carboidrati, i grassi e le proteine, è responsabile dei processi di crescita e di sviluppo sessuale. «Con una simile carta di identità non possiamo che trovarci di fronte ad un organo importantissimo del corpo umano: un vero e proprio direttore d'orchestra del sistema endocrino, che deve suonare alla perfezione e che trova nelle sue gravi stonature (il diabete mellito e l'obesità), due nemici per la nostra salute fin dalla più tenera età». A dirlo a Il Giornale è uno degli endocrinologi presenti nel board europeo di questa specializzazione, il professor Salvatore Corsello, primario endocrinologo dell'università Cattolica Policlinico Agostino Gemelli di Roma. «La tiroide oggi si ammala forse più di ieri ma siamo in grado di fare prevenzione, diagnosi precoce e attuare quelle armi a disposizione dello specialista, mediche e chirurgiche, che possono restituire una qualità di vita assolutamente normale al malato».

Anzitutto la prevenzione quindi, che riguarda ognuno di noi fin dai primi anni di vita.

LA CURA DEL SALE

«L'impiego quotidiano di sale da cucina iodato, (4/5 grammi al giorno) supplisce facilmente una eventuale carenza di iodio, che è la benzina per la nostra tiroide» dice Corsello. «Una modica quantità, specie per gli ipertesi, che deve essere iodata. Il fabbisogno aumenta in gravidanza a tutto vantaggio del feto, ma è una costante di tutta la nostra vita, specie per le donne che si ammalano di patologie della tiroide quattro volte più degli uomini». Ogni qual volta facciamo gli esami del sangue di routine va controllato il funzionamento della tiroide attraverso il T3 T4 e TSH, a maggior ragione se esiste una patologia familiare.

TROPPO CALDO E TROPPO FREDDO

«Nella diagnostica del nodulo tiroideo - aggiunge Corsello - la tecnica più importante è l'ecografia in grado di identificare la presenza di uno o più noduli. Oggi è possibile avvalersi di una evoluzione di questa analisi strumentale con l'ecocolordoppler che mette in evidenza la vascolarizzazione del quadro tiroideo. Si passa poi alla scintigrafia tiroidea mediante un innocuo tracciante radioattivo somministrato al paziente e rapidamente eliminato dall'organismo. Questo tracciante viene captato dalla tiroide e potranno essere rilevati dei noduli cosiddetti caldi o freddi a secondo della funzionalità dell'organo».

Quali sono le patologie più importanti che colpiscono questo organo? «Possiamo parlare di carcinoma midollare, e di carcinoma papillifero. Raro ma più aggressivo il primo più diffuso e meno cruento il secondo dice il dottor Gennaro Sogliano endocrinologo dell'Università Federico II di Napoli anche se per fortuna la percentuale dei tumori maligni è molto bassa: non supera il 6 per cento. Tra l'altro oggi possiamo rassicurare questi malati che non sono carcinomi particolarmente aggressivi, sono curabili e con più che buona percentuale di guarigione».

Da ultimo è bene parlare di un semplice ma importantissimo esame che però deve essere eseguito esclusivamente dietro parere dello specialista: l'ago aspirato. «Esame ambulatoriale, innocuo, generalmente indolore ma importantissimo dice Salvatore Corsello che consiste nella introduzione di un sottilissimo ago nel nodulo da esaminare e attraverso il prelievo cellulare al microscopio verrà fatta una corretta valutazione e diagnosi per poi procedere alle cure mediche o chirurgiche». Quali conseguenze derivano da un cattivo funzionamento della tiroide? Se consideriamo l'ipotiroidismo sono affaticabilità, sonnolenza, riduzione della memoria, freddolosità, aumento di peso e gonfiore. Per quanto riguarda l'ipertiroidismo invece intolleranza al caldo, palpitazioni, perdita di peso, tremori. Nei casi più comuni compare il fenomeno del gozzo, cioè gonfiore enorme del sottogola.

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