Dentro il caveau dell'eleganza tra i segreti Dior

Dentro il caveau dell'eleganza tra i segreti Dior
28 Ottobre Ott 2017 28 ottobre 2017

Temperatura tra 18 e 19 gradi, umidità al 50%, luce naturale bandita e scatole assemblate senza colla: così si conservano gli abiti capolavoro di Monsieur Christian

Da Parigi

«Non penso tanto al passato quanto al futuro, ma sono ossessionata dal vintage e dagli archivi: la memoria è una cosa con cui ti devi sempre confrontare se vuoi capire il presente». Maria Grazia Chiuri é come la ciliegina sulla torta: arriva al termine della nostra visita a Dior Heritage e in una sola frase ci fa capire perché la prestigiosa maison francese di cui è il primo direttore creativo donna in 70 anni, ha investito cifre da capogiro per costruire questo avveniristico tempio della memoria nel cuore di Parigi. «L'archivio completo è in un luogo segreto a tre ore di treno dalla capitale» spiega Soizic Pfaff, una gentile signora di origini alsaziane, genovesi e provenzali che lavora per la griffe dal 1974 e dal settembre 1996 è responsabile degli archivi. «Lì continua - abbiamo 9840 pezzi tra abiti e accessori creati dal 1958 ai giorni nostri, qui c'è solo quello che ha fatto Monsieur Dior in persona da quando ha fondato l'azienda nel 1947 fino alla sua morte il 24 ottobre 1957».

I dieci anni che sconvolsero il mondo della moda internazionale sono come la doppia elica del DNA per il marchio e per l'industria dello stile in generale. Christian Dior è stato infatti il primo e il più grande creatore di eleganza capace di mescolare business e poesia: la sua acuta analisi della realtà ha trasportato le donne nel magico territorio del sogno dopo gli incubi della Seconda guerra mondiale. Entriamo quindi con timore reverenziale nel nuovo antro delle meraviglie a due passi da Avenue Montaigne dove tutto è cominciato. Dior Heritage sembra una navicella spaziale lanciata in un luogo senza tempo a futura memoria di una cosa chiamata femminilità. Tutto è bianco, nitido e luccicante tranne il classico grigio-Dior delle scatole etichettate.

Madame Pfaff spiega che sono costruite su misura e senza colla per scongiurare il pericolo di esalazioni che con il tempo potrebbero rovinare i tessuti. Le cappelliere sembrano piccoli dischi volanti con quei 60 centimetri di diametro che permettono di stendere e sollevare con entrambe le mani protette dai guanti di cotone bianco anche i modelli a larghe tese. «Non bisogna mai afferrarli da un lato, si rovinano» dice con un cipiglio degno della Signora Danvers durante la visita al guardaroba di Rebecca nel romanzo La prima moglie di Daphne du Maurier. «Spero di essere più gentile e mi chiami per favore Soizic» conclude ridendo ma lasciando chiaramente capire che anche lei darebbe fuoco a chiunque osasse portare liquidi qui dentro o, peggio ancora, allungasse le mani nude sugli oltre 100 vestiti imbottiti in carta velina e tulle prima di essere riposti in un vero e proprio caveau. I modelli più robusti e ben conservati vengono appesi nelle apposite housse rettangolari in cotone bianco. Quelli più delicati sono stesi come principesse addormentate nell'equivalente in cartone grigio della bara di cristallo delle fiabe. Soizic apre la scatola in cui riposa Elizabeth, un abito a bustier del 1954 fatto da chilometri di tulle blu pieghettato e fermato sul davanti da splendidi fiocchi in velluto ricamato. Ogni singolo fiocco è imbottito e incartato con precisione chirurgica.

Per Dior Heritage lavorano stabilmente 12 persone che raccolgono, restaurano, fotografano e ripongono ogni cosa per poi digitalizzare tutte le informazioni stampando anche delle schede di facile consultazione. Quando Chiuri ha cominciato a progettare la strepitosa collezione blu per questo autunno/inverno le hanno subito mandato la storia di questo evanescente vestito che Dior ha pensato in nero e la moglie di un petroliere texano si è fatta fare su misura nel suo colore preferito. Soizic si ferma davanti alla housse dell'abito da sera battezzato Opium nel 1957 e indossato da Grace di Monaco per un ballo poco dopo la nascita di Caroline. «Questo ce l'hanno donato, ma è un caso raro: compriamo tutto a caro prezzo dai privati oppure alle aste» mormora covando con lo sguardo un paio di pantofoline appartenute alla duchessa di Windsor, più piccole e più belle della famosa scarpetta in cristallo. Le borse e i bijoux tolgono il fiato per bellezza e modernità. Fa freddo nelle stanze in cui sono conservati gli accessori e alcuni profumi tra cui il primo flacone di Miss Dior creato nel 1947 e dedicato alla sorella preferita del couturier scampata per miracolo ai nazisti. Nel caveau si gela, ma nel resto dell'edificio la temperatura oscilla tra 18 e 19 gradi con un tasso di umidità del 50%. La luce naturale è bandita e il trattamento antipulviscolo su tutte le superfici protegge gli oggetti dalla polvere. Un'intera vita non basta per capire se i ricordi sono una cosa che hai o che hai perduto. Ben venga chi li sa conservare.

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