Cosa abbiamo imparato da Il Diavolo veste Prada?

Cosa abbiamo imparato da Il Diavolo veste Prada?
30 Ottobre Ott 2017 30 ottobre 2017

Lezioni di moda e di vita che ci ha insegnato il film, Bibbia di fashionisti e non solo, diventato cult

Ci sono cose che mutano e altre che rimangono cristallizzate, attuali, come se il tempo non riuscisse a scalfirle. Da quando Il Diavolo veste Prada (cult movie basato sull'omonimo romanzo di Lauren Weisberger, che racconta le vicissitudini dell'assistente della perfida Miranda Priestley, direttrice di una delle riviste di moda più importanti al mondo) è arrivato nelle sale cinematografiche è passato poco più di un decennio. E benché in questo lasso di tempo si siano avvicendati trend, collezioni e designer alla guida delle maison, le sue lezioni di vita e di moda, su cui offre uno spaccato fedelissimo e fino ad allora inedito, sono rimaste e rimarranno valide, immortali, universali. Qui sotto abbiamo raccolto quelle che, a nostro giudizio, sono le più emblematiche e significative.

- La moda non è solo quel mondo frivolo che tutti sono convinti sia. La moda è un'industria tra le più fiorenti in Italia e in tutto il mondo. La moda “rappresenta milioni di dollari ed innumerevoli posti di lavoro, e siamo al limite del comico quando penso che tu sia convinta di aver fatto una scelta fuori dalle proposte della moda: quindi, in effetti, indossi un golfino che è stato selezionato per te dalla persona qui presente in mezzo ad una pila di roba” (Miranda Priestley).

- “Fammi sapere quando la tua vita va completamente all'aria, vuol dire che è l'ora della promozione” (Nigel). Perché la verità è che conciliare lavoro e vita privata non è facile. Soprattutto quando si è donne. Benché di passi avanti ne siano stati fatti tanti, il mondo non è ancora pronto ad accettare che in una coppia sia la donna a fare carriera. Ci sono ancora troppi uomini che si sentirebbero minati nella loro virilità, che sarebbero pronti a distruggere la relazione, insinuando sensi di colpa, pur di mantenere integra la loro mascolinità. “Ok, è tosta. Però se Miranda fosse un uomo, nessuno la vedrebbe come la vedono, e direbbero solo quanto è in gamba nel suo lavoro” (Andrea).

- “Fai tutto con estrema calma, sai quanto la cosa possa rendermi felice...” (Miranda Priestley). In questa scena Miranda mostra ad Andy tutta la sua debolezza, dopo avere capito che il marito, stanco delle sue continue assenze, decide di lasciarla. La verità è che anche le virago, quando si tratta di amore e sentimenti, sono fragili.

- Puoi anche pensare di essere superiore, immune al fascino delle tendenze. Eppure... anche quando credi di fare una scelta di stile unconventional, lontana dai dettami del fashion, la moda c'entra. “Ho capito: tu pensi che questo non abbia nulla a che vedere con te. Tu apri il tuo armadio e scegli, non lo so, quel maglioncino azzurro infeltrito per esempio, perché vuoi gridare al mondo che ti prendi troppo sul serio per curarti di cosa ti metti addosso, ma quello che non sai è che quel maglioncino non è semplicemente azzurro, non è turchese, non è lapis, è effettivamente ceruleo, e sei anche allegramente inconsapevole del fatto che nel 2002 Oscar de la Renta ha realizzato una collezione di gonne cerulee e poi è stato Yves Saint Laurent se non sbaglio a proporre delle giacche militari color ceruleo. E poi il ceruleo è rapidamente comparso nelle collezioni di otto diversi stilisti. Dopodiché è arrivato a poco a poco nei grandi magazzini e alla fine si è infiltrato in qualche tragico angolo casual, dove tu evidentemente l'hai pescato nel cesto delle occasioni” (Miranda Priestley).

- “Ti sei venduta l'anima la prima volta che ti sei messa un paio di Jimmy Choo! Tu non te li meriti, mangi carboidrati cristo santo!” (Emily ad Andy, quando Miranda sceglie di mandare Andy a Parigi). C'è chi per fare carriera non si preoccuperebbe di passare sul cadavere della propria madre e chi invece no, non vorrebbe mai fare le scarpe a nessuno. Purtroppo però, accade che, nella lunga salita verso il successo, qualcuno faccia le spese del successo altrui.

- “Floreale? Per la primavera? Avanguardia pura” (Miranda Priestley). Una frase diventata tormentone. Letta su circa un milione di giornali di moda ogni qualvolta, a primavera appunto, ci si ritrova a fare i conti con questa tendenza, che poi tendenza più non è. Si metta l'animo in pace Miranda, le stampe floreali sono congenite alla primavera stessa.

- “Ora Chanel, hai un disperato bisogno di Chanel” (Nigel). Che siano stivali come quelli indossati da Andy, dopo essere passata nel guardaroba di Runaway, ma soprattutto sotto le mani (e la bacchetta magica) esperte di Nigel, che siano i mille giri di perle, una giacca in twill di lana o una 2.55, tutti avremmo un disperato bisogno di Chanel.

- “Si, hai ragione. In fondo questa industria multimiliardaria gira intorno a questo, alla bellezza interiore” (Nigel). Perché il detto “l'abito non fa il monaco” non è sempre veritiero. L'abito che indossiamo, in qualche modo, ci definisce. Ce lo suggerisce la stessa etimologia del termine che deriva dal latino habitus, ovvero modo di essere, disposizione dell'animo. Per cui oltre che della nostra anima e della nostra bellezza interiore, dovremmo occuparci anche di come appariamo.

- “Non essere ridicola Andrea, tutti vogliono questa vita, tutti vorrebbero essere noi…” (Miranda Priestley). Non è esattamente così. Molti vorrebbero la parte bella e divertente di questo mestiere: i party esclusivi, le coppe di champagne, gli abiti belli, le sfilate di moda. Ma nessuno sa che dietro a tutto questo scintillio (e questa è un'ulteriore lezione che Il Diavolo Veste Prada ci ha insegnato) ci sono nottate e sacrifici, pelo sullo stomaco e rinunce, una corazza forte e la capacità di scendere a compromessi con se stessi, senza dimenticare chi si è veramente.

- “Gabbana si scrive con una o con due B?” (Andrea). Qualora qualcuno se lo stesse ancora chiedendo, beh si scrive con due e non è un fenomeno di ipercorrettismo.

- “Andy, siamo seri, non stai facendo il massimo. Tu ti stai lamentando. Che cosa vuoi che ti dica, eh? Vuoi che ti dica: "Poverina, Miranda ti ha preso di mira, poverina, povera Andy"? Mmh? Sveglia, quarantadue! Lei non fa che il suo mestiere” (Nigel). Questa è una lezione che vale per qualunque ambito, per qualsiasi tipo di lavoro. Non ci si lamenta. Il vittimismo di cui soffrono troppe persone è un male che non ci permette di progredire, che ci fa rimanere immobili e statici, vittime di noi stessi. Nella vita non ci si lamenta. Si agisce. Per cambiare lo stato delle cose di cui ci sarebbe piaciuto lamentarci.

A dispetto delle molte lezioni che questo film, amatissimo da fashionisti e non, ci ha insegnato, ci preme tuttavia dire per amore di verità, che no, giornaliste e stylist, non hanno la libertà di saccheggiare e indossare il guardaroba di redazione, indossando l'ultima Cruise Collection di Gucci o di Prada. Giornaliste e buyer, i vestiti e gli accessori che indossano se li comprano attingendo dal loro conto corrente.

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