Cibo, fumo e stress l'eredità dei padri ai figli

1 Novembre Nov 2017 01 novembre 2017

Gli stili di vita vengono memorizzati dal Dna Così ai bambini sono trasmessi (anche) i vizi di papà

Mara Agostoni

I futuri papà si dovranno preparare: anche a loro toccherà rispettare i consigli delle ginecologhe per una sana gravidanza. Lo stop all'alcol e al fumo? L'attenzione al peso e alle sostanze nocive? Le raccomandazioni che valgono per le mamme durante la dolce attesa e per l'allattamento si estendono all'altro genitore, per essere seguite prima del concepimento.

A questo portano i risultati degli studi nel campo della epigenetica, la disciplina che studia i meccanismi con cui l'ambiente e le condizioni di vita vengono memorizzati sul corredo genetico di una persona. E' con questi meccanismi, stanno dimostrando i ricercatori, che l'eredità di padre in figlio si arricchisce: non solo gli occhi azzurri, i capelli ricci o il naso all'insù, ma anche il vissuto - cibo, stress, dipendenze - viene trasmesso al bambino e può influenzarne la salute.

IL DNA

ASSOMIGLIA A UNA TAG

I biologi le chiamano epimutazioni. Una sorta di etichette, di tag, con cui fin dal concepimento le circostanze di vita marcano il Dna di una persona. Il Dna resta intatto, ma cambia pelle. Si modifica il modo in cui funziona e come viene interpretato, e tramandato l'una con l'altra, dalle cellule che costruiscono l'organismo. Il meccanismo è complesso, si basa su legami chimici e modificazioni proteiche ma, in breve, è il motivo per cui due gemelli nascono uguali e crescono diversi: il Dna è del tutto identico, le esperienze di vita, l'ambiente, il cibo, le malattie portano le loro cellule su strade differenti.

I ricercatori stanno dimostrando come le epimutazioni si imprimono anche sugli spermatozoi e si tramandano alle generazioni future. E' una piccola rivoluzione. Si sa ad esempio che è importante mangiare bene per curare la salute. Ma quella di chi? Non solo la propria. Anche quella dei figli. E addirittura dei nipoti. Per lungo tempo gli studi sui difetti congeniti si sono concentrati sull'influsso della madre durante la gestazione.

COSA INSEGNANO

LE CARESTIE

Oggi l'interesse si è spostato sul ruolo del padre, e a fare il punto sulle più significative indagini a riguardo è stato di recente un gruppo di ricercatori dell'università di Georgetown, sull'American Journal of stem cells. Ci sono ricerche che legano l'età del padre con malformazioni del cuore nel bambino. Altre che associano la dieta e l'abitudine al fumo del genitore con diabete, obesità e cancro nel figlio. Oppure il consumo di alcol nel primo con difetti di peso negli organi del secondo.

Il caso scuola delle ricerche che riguardano le conseguenze dell'alimentazione dei padri sui figli è una fatto storico: la grande carestia olandese del 1944, quando i nazisti bloccarono i rifornimenti di cibo alla popolazione e centinaia di migliaia di persone per mesi patirono la fame. I figli di quegli olandesi nacquero sottopeso e con problemi cardiovascolari, ma ad essere oggetto di studio è il fatto che anche i figli di quei bambini, che non hanno mai sofferto scarsità di cibo, sono nati con problemi metabolici e hanno sviluppato disturbi cardiovascolari. Dopo di questo, diversi sono gli studi analoghi condotti dai ricercatori dove la disponibilità di dati storici, anagrafici e sanitari lo hanno consentito. Una ricerca in Svezia è stata condotta su tre gruppi di nati nel 1890, nel 1905 e nel 1920: fra quelli i cui padri e nonni avevano avuto una dieta povera prima della pubertà si è rilevato un tasso più basso di mortalità cardiovascolare e sono risultati protetti da quella per diabete.

Uno studio successivo, in Gran Bretagna, ha mostrato che la scarsità di cibo sofferta dai nonni è collegata solo alla mortalità dei nipoti maschi, quella delle nonne solo alle nipoti femmine. E' stato invece un gruppo di ricerca della Duke University, di Durham negli Stati Uniti, a mostrare il legame fra padri obesi e una epimutazione che può portare a cambiamenti nella regolazione metabolica, a diabete e obesità nei figli.

MINACCE

DA FUMO E ALCOL

Le sigarette? Inutile smettere di fumare solo quando il bambino nasce: bisogna farlo molto prima, suggeriscono le ricerche. Una indagine norvegese, condotta su 13mila fra uomini e donne, ha mostrato che i figli di fumatori sono soggetti a più alto rischio di asma, anche se il padre smette di fumare prima della nascita: il rischio è maggiore se il padre ha cominciato a fumare prima dei 15 anni.

Altre associazioni fra le condizioni di salute dei papà prima del concepimento e quella dei figli sono emerse sul consumo di alcol. Il disturbo dello spettro fetale alcolico, che si manifesta nel basso peso alla nascita come in deficit cognitivi, è attribuito all'esposizione all'alcol durante la gestazione. Ma non può essere solo colpa della mamma, dicono oggi le ricerche. Al dato statistico infatti (oltre il 75% dei bimbi con questo disturbo ha il papà biologico alcolista) si sono aggiunti esperimenti che stabiliscono un legame fra il consumo di alcol nei padri e la nascita sottopeso dei bambini.

LA MEMORIA

NASCOSTA NEL VELENO

I ricercatori stessi riconoscono con prudenza che le evidenze nette sulla trasmissione delle epimutazioni causate dall'ambiente sono ancora da provare. Sull'uomo, servono studi sul lungo periodo, che permettano di verificare tali fenomeni attraverso più generazioni. Sono infatti molti finora gli esperimenti condotti sui topi. Ci sono ad esempio quelli di un gruppo di ricercatori dell'università di Pennsylvania: i figli di topi stressati hanno una risposta attenuata a stimoli stressanti rispetto alla norma, interpretabile con disturbi del comportamento. Oppure le ricerche di laboratorio di Michael Skinner, della Washington State University, su diverse generazioni di ratti i cui bisavoli sono stati esposti ad agenti tossici, come la diossina. A dire se i suoi risultati valgono davvero per gli esseri umani, se le conseguenze di un evento nella vita di un individuo restano personali o diventano una eredità, potrebbe ancora una volta essere un evento storico, l'incidente all'Icmesa di Seveso del 1976.

Fino al 2010 i ricercatori hanno rilevato che in rapporto all'esposizione alla diossina durante l'incidente, nelle donne il tempo medio per restare incinta è aumentato del 25% ed è raddoppiato il rischio di sterilità. Al 2013, sulle donne che all'epoca avevano meno di 13 anni si è registrato un rischio doppio di sviluppare la sindrome metabolica. Molte nipoti delle donne esposte mostrano esiti anomali nelle analisi della tiroide. Altre risposte, secondo gli studiosi, potranno arrivare negli anni a venire.

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