Anche le Coop fanno causa al Monte E reclamano danni per 85,5 milioni

Anche le Coop fanno causa al Monte E reclamano danni per 85,5 milioni
11 Novembre Nov 2017 11 giorni fa

L'accusa è la supposta «falsità» dei prospetti per gli aumenti

Anche le Coop fanno causa al Monte dei Paschi. Perché non sono solo i crediti deteriorati a gravare sui bilanci delle banche italiane, che devono mettere in conto pure quelle che in gergo tecnico si chiamano «litigation». Una coda velenosa che impone a ciascun istituto, come alle altre società, di accantonare milioni per i contenziosi legali. Ma i tempi della giustizia non sono quelli della finanza. Lo sa bene Mps che si trascina da tempo contenziosi e richieste di danni.

Nel resoconto intermedio di gestione al 30 settembre, pubblicato in questi giorni, alle vertenze aperte sono dedicate ben 11 pagine con tanto di aggiornamenti di udienze, giudizi e ricorsi. Si va dai 572 milioni danni ambientali legati alla gestione di Snia, di cui Rocca Salimbeni era socia e chiesti dal commissario della società in amministrazione straordinaria, ai 106,8 milioni chiesti dalla Ragione Sicilia per inadempienze contrattuali (la prossima udienza al tribunale di Palermo è fissata per 24 novembre). Passando per le cause promosse da ex azionisti e investitori.

Come la Coop Centro Italia che ha portato il Monte e la Consob davanti al tribunale di Firenze. Dopo aver partecipato agli aumenti di capitale degli anni 2008, 2011 e 2014, reclama danni per complessivi 85,5 milioni di euro (oltre ai 51,6 milioni chiesti dalla controllata Coofin) assumendo «la falsità dei prospetti informativi». All'udienza del 12 ottobre scorso il giudice si è riservato sulle istanze istruttorie. Intanto, il procedimento in fase di udienza preliminare a carico degli ex vertici di Mps, Alessandro Profumo e Fabrizio Viola, e Paolo Salvadori (ex presidente del collegio sindacale della banca), è stato rinviato al 24 novembre, quando il Gup dovrà pronunciarsi su una istanza di nullità della richiesta di rinvio a giudizio. Il procedimento ruota intorno alla presunta falsa rappresentazione nei bilanci tra il 2011 e il 2014, dei derivati Alexandria e Santorini.

Nel frattempo, il titolo Mps in Borsa è tornato sotto al prezzo di 4,28 euro stimato dalla stessa banca per il ritorno sul listino - lo scorso 25 ottobre - dopo 10 mesi di stop. Ieri le azioni del Monte hanno chiuso la seduta in calo del 4,3% a 4,1 euro. Il 18 dicembre si riunirà l'assemblea sul rinnovo del cda: su un board che, si dice, potrebbe essere composto da 13 poltrone, 10 andrebbero al Tesoro, una ai fondi e due alle Generali, azioniste con oltre il 4%. Le grandi manovre per tessere alleanze fra i soci di minoranza sono già partite. E anche Assogestioni avrebbe deciso di scendere in campo per conto degli investitori internazionali presenti nel capitale della banca.

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