Bankitalia, le sue colpe e tre dubbi da chiarire

Bankitalia, le sue colpe e tre dubbi da chiarire
11 Novembre Nov 2017 10 giorni fa

Il rapporto controllori e controllati, la farsa della commissione parlamentare e i dipendenti: ecco cosa non torna

Premetto che ho incontrato alcuni funzionari di Bankitalia, nella mia vita professionale, e tutti hanno un'altissima considerazione dell'Istituzione dove lavorano e, dunque, di se stessi. C'è, mi dicono, una forte selezione all'ingresso e, una volta entrati, una buona formazione. Alcuni (pochissimi) di loro sono usciti dall'augusta istituzione in occasione delle trattative sull'entrata nell'euro. Il clima all'epoca era di pensiero unico. Ma, per il resto, il banchiere centrale e i suoi dipendenti sono attaccati alla loro Casa in modo morboso, cosa davvero rara in Italia. Da questa circostanza deriva un atteggiamento che noi profani possiamo definire arrogante: criticare o, peggio, criticare un inquilino di Palazzo Koch è come attaccare l'intera istituzione. Basta tutto ciò a renderli immuni da critiche? Certamente no. E il dibattito della commissione parlamentare di questi giorni dà il senso di come i controllori di via Nazionale, se toccati, anzi, se sfiorati, sentano lesa la propria maestà.

Riguardo alla recente querelle sul suo ruolo di vigilanza, che per me ha latitato, ci sono tre aspetti dritti dritti che vi vorrei sottoporre.

CONTROLLORI E CONTROLLATI

Tre uomini di Banca d'Italia sono finiti nelle braccia di Popolare di Vicenza, una delle banche saltate. E il cui leader Zonin, prima di cadere nella polvere, era osannato, compresi i suoi amichetti veneti, come fosse un reale. La cosa è disdicevole. Se un controllore finisce per prendere uno stipendio dal controllato, è una figuraccia. Ci sarebbe poco da aggiungere. La somma istituzione si sarebbe dovuta difendere, scusandosi: del tipo ci rincresce, faremo in modo, per quanto possibile, che ciò non avvenga più. Invece pubblica uno stizzito comunicato titolato: Il presunto fenomeno delle «porte girevoli». In cui gli uomini di Bankitalia mettono le virgolette su porte girevoli e non su presunte. Ridicoli. Di presunto c'è poco, posto che nel comunicato confermano tutto. Il tono è quello del peggiore burocrate, che si autoassolve perché ha rispettato le norme. Vero. Forse. Ma non è stata proprio la somma istituzione ad inventare il principio della moral suasion, cioè dell'opera di convinzione non dettata dalle strette norme, ma dalle più alte esigenze?

LA FARSA DELLA COMMISSIONE PARLAMENTARE

Il governo e il Parlamento hanno dato via ad una commissione parlamentare che si dovrebbe occupare dei crac bancari. E ovviamente, si spera, dei suoi responsabili. Ha poco tempo, poiché la legislatura sta per concludersi. Anzi, è previsto che essa non dibatta durante la campagna elettorale: se no si possono influenzare gli elettori. Considerati tutti dei minus habens. In un Paese in cui si trova il modo per rimandare l'aumento dell'età pensionabile previsto dalla legge approvata nel 2011, che con il famigerato decreto mille proroghe proroga tutto, non si poteva prorogare il governatore della Banca d'Italia, giusto il tempo di vedere le conclusioni della commissione di inchiesta. Mi sembra una cosa da pazzi fare un'inchiesta sulle banche e confermare per sei anni, proprio mentre la commissione muove i primi passi, il decisore massimo. Ipocrisia alle stelle. I banchieri incriminati sono fuori gioco, chi li doveva controllare è stato appena rinnovato. Forse non è responsabile di alcunché (cosa che non penso), ma perché tenere fuori una commissione di indagine costituita ad hoc?

BANKITALIA, MA QUANTI DIPENDENTI?

La Banca d'Italia, ci perdoneranno i puristi, non stampa più moneta essendo immersa in un sistema europeo. Non vigila le grandi banche sistemiche. Si dovrebbe occupare proprio di quelle più piccole, come la Vicenza. Eppure i suoi dipendenti sono rimasti a quota 6.885, per un costo annuo di 830 milioni. Come ai tempi dell'atto sedizioso. Per fare un paragone la Bank of England, oltre alla Brexit, si deve occupare della sua sterlina, dei tassi di interesse e di un mercato finanziario e bancario decisamente più grande del nostro. Riesce a farlo con 3.983 dipendenti. Alcuni di loro nei mesi scorsi hanno scioperato perché tenuti a stecchetto. Insomma, viene da chiedersi, Banca d'Italia è la stessa che, per voce del suo governatore nelle considerazioni finali, chiede agli italiani maggiore produttività, taglio della spesa improduttiva, guerra al debito? L'indipendenza della Banca d'Italia è una cosa importante. Ma indipendenza senza responsabilità è un orrore della democrazia e di qualsiasi principio liberale.

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