Piazza Affari tira il fiato per fine anno

Piazza Affari tira il fiato per fine anno
12 Novembre Nov 2017 11 giorni fa

Dopo una corsa di quasi il 40% molti portano a casa gli utili. Ma non c'è un rischio bolla

Prima Creval, poi Astaldi, Geox e Leonardo. Nell'ultima settimana in Piazza Affari diverse storie societarie hanno allertato gli investitori. L'Orso si sta riaffacciando in Borsa? C'è una bolla da sgonfiare?

Non sarà un crollo, con una netta inversione di tendenza, ma i prossimi 50 giorni che ci separano dalla fine dell'anno segneranno una frenata per i rendimenti. D'altra parte, la corsa di Milano nel 2017 è stata da record, con l'indice il FtseMib che ha raggiunto il primato in Europa attestandosi, per il momento, sopra quota 22mila punti in rialzo del 34% nell'ultimo anno. Complice la ripresa economica, la spinta dei mercati mondiali e l'effetto-Pir (i piani individuali di risparmio che possono ottenere facilitazioni fiscali se investono il 70% del loro patrimonio in società a piccola e media capitalizzazione) gli ultimi 12 mesi sull'azionario saranno da ricordare; così come i nuovi debutti a Piazza Affari: da inizio 2017 sono già state 30 le «Ipo» e il numero potrebbe salire a 40 entro fine anno. Cosa ci attende dunque nel prossimo mese e mezzo?

«La situazione, in assenza di gravi fatti esogeni, resterà stabile spiega al Giornale Vincenzo Polidoro, ad di First Capital al massimo ci potrà essere una limitata correzione, come quella in atto al momento (nell'ultima settimana il Ftse Mib ha perso il 2%), che prevalentemente io attribuisco a prese di profitto. La fine dell'anno si avvicina e credo che molti gestori stiano iniziando a vendere per mettersi in sicurezza, portare a casa i risultati. Non si giustificherebbe altrimenti la serie di vendite sistemiche che hanno interessato le small cap nell'ultima settimana, anche in presenza di buoni risultati trimestrali». Dunque, non c'è uno scoppio della «bolla Pir» all'orizzonte, anche se, ammette Angelo Drusiani, esperto in gestioni di Banca Albertini Syz, «una parte dei rialzi registrati quest'anno è certamente dovuta a questi nuovi prodotti di investimento che hanno riversato liquidità sull'equity». Ma «l'azionario, con i rendimenti ai minimi di corporate e government bond, poteva essere l'unica fonte di rendimento reale a cui affidarsi» aggiunge Polidoro.

Oltre alle prese di profitto, spiega Drusiani, «una certa delusione si è riversata sul mercato americano, e a cascata su quello italiano, anche alla luce delle difficoltà incontrate dalla riforma fiscale Usa. I tagli alla corporate tax, in particolare, sono previsti solo dal 2019».

In assenza, dunque, di eventi imprevisti, Piazza Affari dovrebbe mantenersi più o meno stabile fino alla fine dell'anno. Come individuare un possibile settore difensivo su cui investire? «Si potrebbe guardare ai titoli legati al mercato immobiliare spiega Polidoro - perché con la nuova normativa sui Pir, che permette l'investimento anche nelle Siiq, potrebbe apprezzarsi».

Quanto al 2018 «diverse incognite attendono gli investitori - spiega Drusiani le elezioni politiche, la fine del QE, l'andamento dell'euro che apprezzandosi potrebbe penalizzare le esportazioni, e quindi i ricavi di molte aziende, e la questione degli istituti di credito. Siamo un sistema banco centrico è la questione Creval ha acceso più di una preoccupazione». D'altra parte, «se il nostro sistema bancario ha la solidità per sostenere aumenti di capitale importanti, anche su altri istituti di cui non si ha effettiva contezza, ad esempio Ubi o Banco Bpm, qualche incertezza si potrebbe generare intorno a queste equity story e gli investitori esteri potrebbero scegliere, almeno in parte, di uscire dall'Italia».

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