Il crac della Popolare di Vicenza? Ecco la lista dei cento debitori

Il crac della Popolare di Vicenza? Ecco la lista dei cento debitori
14 Novembre Nov 2017 9 giorni fa

Sul Corriere della Sera la lista dei cento debitori della banca del crac: costruttori, calciatori e imprenditori della moda. Poi quel link con Etruria

Un fondo per garantire il risarcimento dei risparmiatori colpiti dalla crisi delle banche venete. A prevederlo è un pacchetto di emendamenti bipartisan alla manovra presentato nei giorni scorsi dai senatori veneti. Dalla commissione Bilancio del Senato fanno sapere che sarà "alimentato da fonti bancarie e da un meccanismo collegato al collocamento degli Npl" (i crediti deteriorati conosciuti anche come prestiti non performanti o, in inglese, non performing loans). Una garanzia per quei risparmiatori che sono stati travolti dal fallimento di Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza. Intanto, però, su quest'ultimo istituto emergono nuove inquietanti novità che lo legano al fallimento di Banca Etruria.

Lo scontro tra Bankitalia e Consob

La lunga giornata di lavori parlamentari, con due audizioni diverse ma "testimoniali", resta segnata da uno scontro duro, con un rimpallo di responsabilità che parte dalle accuse del dg di Consob, Angelo Apponi, e si concretizza nella replica del Capo della Vigilanza di Bankitalia, Carmelo Barbagallo. L'Autorità di Piazza Verdi lamenta la carenza di informazioni da parte di Via Nazionale, considerate incomplete rispetto a quanto poi emerso successivamente, sia su Veneto Banca sia sulla Popolare di Vicenza. Bankitalia risponde sostenendo che le indicazioni fornite a Consob erano sufficienti per costituire un warning che avrebbe dovuto spingerla ad intervenire per i profili di competenza. "Il mio timore è che il sistema sia malato e le venete e le 4 risolte siano la punta dell'iceberg - commenta Renato Brunetta, vicepresidente della Commissione d'inchiesta sulle banche - il male non è isolato, basti pensare al veleno derivati e Mps è un'altra polveriera".

L'elenco dei cento debitori

Mentre infiamma la polemica, il Corriere della Sera pubblica l'elenco dei cento debitori più esposti con la Popolare di Vicenza. Un elenco fatto di segni meno che la dice lunga su come Gianni Zonin abbia gestito l'istituto e lo abbia gradualmente portato al fallimento con oltre 5 miliardi e mezzo di euro di "sofferenze" e più di 4 miliardi di euro di "inadempienze". "La Mariella Burani Fashion Group ha una sofferenza di 7 milioni e 600mila euro - si legge - ben più alta quella della Vimet, colosso nel campo della gioielleria, fallita pochi mesi fa, con oltre 43 milioni di euro". E ancora: la Champions Re, fondata dai campioni di calcio Vincenzo Iaquinta, Sebastian Giovinco, Nicola Amoruso e Matteo Guardalben, è sotto di 23,5 milioni di euro; Luca Parnasi, il costruttore che vorrebbe dar vita al nuovo stadio della Roma, deve 16,4 milioni; la Monte Mare Grado dell'ex presidente del Palermo Maurizio Zamparini è insolvente per 57,8 milioni di euro; la Nsfi srl ha una sofferenza da 62 milioni e 500mila euro; la Tirrenia ha una sofferenza di 16 milioni di euro; l'Hotel Dolomiti di Cortina è insolvente per 19 milioni; Sorgente Group ha una sofferenza di oltre 26 milioni di euro. "Il finanziamento è stato richiesto da Sorgente Group International Holding Ltd alla Bpv Finance International Plc di diritto irlandese al fine di sviluppare un progetto immobiliare all’estero - spiegano - ritardi nell’avvio dell’operazione immobiliare hanno indotto Sorgente Group Int. Holding ad impiegare le diponibilità in pronti contro termine su titoli BPV. Alla scadenza del termne - fanno sapere - la BPV Finance International ha disatteso gli impegni di riacquisto, motivo per il quale è in corso un contenzioso internazionale. Sorgente Group Int. Holding è parte lesa, in quanto la valutazione dei titoli della BPV è risultata successivamente artefatta e strumentale".

Il collegamento con Banca Etruria

Il crac della Popolare di Vicenza è stranamente collegato a un altro fallimento. Quello di Banca Etruria. Secondo l'inchiesta di Fiorenza Sarzanini pubblicata oggi dal Corriere della Sera, nell'elenco ci sono anche Etruria Investimenti con 7,2 milioni di sofferenze e la Sant'Angelo Outlet con 12 milioni di euro di inadempienze. Entrambe sono state peerquisite nel gennaio del 2016 perché hanno "ottenuto fidi in conflitto di interessi perché riconducibili all'ex presidente di Etruria Lorenzo Rosi e all'ex consigliere Luciano Nataloni". "A legare tutte queste aziende è la Castelnuovese, di cui Rosi è stato presidente fino a luglio 2014 - spiega la Sarzanini - è stato infatti accertato che proprio quella ditta ha costruito a Pescara l'outlet Città Sant'Angelo, destinatario di un ulteriore finanziamento".

La precisazione di Sorgente Group

Il Gruppo Sorgente precisa però che "il finanziamento di 25 milioni di euro è stato richiesto da Sorgente Group International Holding Ltd (soggetto distinto da Sorgente Group Spa e sottoposto alla Vigilanza inglese), non già alla BPV Italia, ma alla sua Partecipata BPV Finance International Plc di diritto irlandese, per sviluppare un importante progetto immobiliare all'estero" e che "ritardi nell'avvio del progetto immobiliare hanno indotto Sorgente Group International Holding Ltd ad impiegare temporaneamente le disponibilità in essere in un'operazione di pronti contro termine (PCT), effettuato su titoli BPV, tenuto conto dell'apparente solidità del Gruppo bancario italiano". Inoltre "alla scadenza del termine, la BPV Finance International Plc ha disatteso gli impegni di riacquisto, per cui non ha chiuso l'operazione PCT su titoli BPV e, conseguentemente, non ha riconosciuto le somme dovute a Sorgente International Holding Ltd". "Per tali motivi", aggiungono, "si è aperto un contenzioso internazionale, tra le parti estere, seguito dagli studi legali irlandese e inglese di Sorgente Group International Holding Ltd" e "pertanto, Sorgente Group International Holding Ltd è parte lesa, in quanto la valutazione dei titoli della Banca Popolare di Vicenza, successivamente, è risultata del tutto artefatta e strumentale e, certamente, non in grado di soddisfare gli impegni assunti dalla sua Partecipata estera".

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